Quel bambino che voleva volare

Per il primo dell’anno vorrei regalare un ricordo. Certo, è un ricordo mio, e alla maggior parte di voi non frega granché. Però è un ricordo che molti possono condividere, un ricordo di bambino.

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Ho letto recentemente un articolo scritto da un tizio che non ricordo, e diceva che un modo di vincere la malinconia delle feste, quel blues del Natale che colpisce tanti di noi, è vivere quelle malinconie fino in fondo, trarre benessere dai ricordi belli e positivi, farli diventare trampolino di lancio per energie buone e capaci di costruire progetti.

Allora mi sono sforzato di cercarne uno semplice, pulito ma terso come un cielo novembrino, uno di quei ricordi che mi hanno fatto crescere e capire il rapporto con mio padre.

E sono finito nella sala di casa mia, con la moquette beige sul pavimento e la luce del sole serale che entra dalla finestra sul giardino. È inverno, mio papà porta un dolcevita scuro, come andavano di moda in quegli anni e ha i basettoni. Gli chiedo:

“Mi fai volare?”

Lui sorride, si toglie le scarpe e si sdraia sulla moquette, mi prende i polsi tra le mani e allarga le braccia, appoggia i piedi sulla mia pancia e mi solleva. Io sono piccoletto, quei settanta centimetri da terra mi sembrano altissimi, ho il brivido dell’astronauta, del parapendista, le gambe tese nell’aria e le braccia aperte come un piccolo crocifisso.

E rido, rido tanto, anche perché i piedi di papà mi fanno solletico alla pancia. E quelle due cose insieme, il brivido del volo e il solletico, sono la ricetta perfetta per la felicità.

Ecco, questo ricordo volevo regalarvi per il primo dell’anno, convinto che molti di voi ne hanno di simili. Volevo regalarvi un volo di risate da bambini, perché è in assoluto uno dei ricordi più belli e puliti. Che da questo seme di ricordo, nasca una pianta di energia, un progetto lungo e laborioso. Che nasca un percorso nuovo e felice, dove poniamo in disparte le cose brutte, dolorose e fastidiose, per ricominciare. Anche se avete ottant’anni l’augurio vale, perché quel bambino che ride è sempre lì, lasciatelo volare.

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