Quel rap che suona a favore della Rickli

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Chi dice donna dice danno. Questo è solo uno dei tanti modi di dire che testimoniano l’abbondanza di pregiudizi con i quali una donna a tutt’oggi è costretta a confrontarsi. Ma se donna al volante pericolo costante, come viene vissuta una quarantenne che si è data anima e corpo alla politica com’è il caso della parlamentare UDC Natalie Rickli?

A darci una mano c’è la recente notizia della condanna inflitta in via definitiva dal Tribunale superiore bernese ai rapper del collettivo Chaostruppe. I cinque ragazzotti, in una loro canzone, avevano preso di mira e offeso pesantemente la consigliera nazionale. Inviti indecenti, offese di carattere sessuale e commenti espliciti che hanno visto la Rickli adottare il pugno di ferro.

Al punto che la sua denuncia spaziava dalla calunnia fino alle molestie sessuali. “Voglio che sia chiaro qual è il limite invalicabile rispetto agli attacchi contro i politici e le donne in generale – aveva tuonato la bionda democentrista – la canzone in questione non ha nessun contenuto politico. È solo un attacco alla mia persona e al mio onore.”

Nel frattempo i cinque rapper bernesi hanno fatto ammenda, scusandosi davanti alla corte. Ragion per cui la Rickli ha aggiunto “spero che questa condanna abbia un effetto deterrente. In quanto politici bisogna essere disposti a sopportare qualcosa. Questo è vero per i dibattiti politici, ma non nel caso di attacchi sotto la cintura”.

Sì, perché stando a quanto si legge sulla SonntagsBlick, il collettivo Chaostruppe sarebbe nell’orbita della Reithalle, il centro sociale vicino alla stazione ferroviaria di Berna, e si sarebbe perfino definito socialista. Ma gli attacchi di carattere sessista che, finora, le sono stati rivolti non sono giunti solo dagli avversari politici. A essersi giocato questa carta, convinto che fosse quella giusta, c’è stato pure uno dei suo compagni di partito e suo avversario nelle candidature UDC alle prossime elezioni cantonali zurighesi.

Inutile dire che tali attacchi sono tornati dritti-dritti al mittente come un boomerang. Insomma, chi dice donna… dice male. E non può che pagarne (giustamente) care le conseguenze. E non averlo ancora capito è evidentemente il segno dei tempi. Soprattutto se a trionfare e a ergersi a paladina delle donne c’è una come Natalie Rickli, non certo una progressista dalle idee illuminate e illuminanti. Anzi. Casomai famosa per le sue prese di posizione dure e pure, come quella contro i lavoratori tedeschi o a favore della “No Billag” e quindi dello smantellamento del servizio pubblico da una parte e della statalizzazione di Swisscom dall’altra.

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