Quella foto davvero “smart” di Ueli Maurer

Di

C’è una sfida che si rinnova ogni anno tra i sette Consiglieri federali. Un compito che prima o poi spetta a tutti. È quello di farsi carico della foto di gruppo. Della foto di classe che i sette ministri rinnovano ogni anno. Pensando all’idea che ci sta dietro. Al luogo, spesso simbolico, nel quale realizzare lo scatto. Così, inventarsi ogni anno qualcosa di nuovo e di diverso, non è esattamente un gioco da ragazzi. È un duello all’ultimo click.

Il caso vuole che quest’anno fosse il turno di Ueli Maurer. E il volpone UDC, il decano del gruppo, per stupire tutti e far bella figura, ha deciso di puntare sui giovani. Ragion per cui ha commissionato l’immagine in questione agli apprendisti che si occupano della comunicazione multimediale di Palazzo federale. Una scelta che è andata però di traverso a chi della fotografia ne ha fatto una professione e un’arte.

Corrisponde a una svalutazione di un’intera professione e della relativa formazione, hanno tuonato a mezzo stampa i Fotogiornalisti svizzeri – impressum. In un’epoca in cui la quantità d’immagini che ci sommerge quotidianamente è a dir poco oceanica, l’aver dato il compito di produrne una – e per di più con uno smartphone – a un gruppetto di adolescenti può sembrare un azzardo e può far incazzare, ma è senza dubbio un segno dei tempi.

Tempi in cui perfino con un telefonino è possibile girare un film. Che però non significa che tutti siano diventati Stanley Kubrick. Ecco perché quello scatto poco professionale, pur essendo al centro di una polemica che probabilmente il Consiglio Federale non s’aspettava di far nascere, rimane tale. Un’immagine poco professionale. Anche se Ueli non ha perso occasione di sottolineare il suo entusiasmo per il risultato ottenuto. “Sono orgoglioso di loro”, ha ripetuto fino alla nausea. Al punto da farci venire un dubbio.

Vuoi vedere che dietro a questa scelta c’è un messaggio politico? Lo stesso che da anni raccoglie consenso elettorale e riempie le urne di voti che vanno proprio a quei politici che si dicono come noi, uguali a noi. Ecco, perché poi uno s’incazza. Perché chi ci rappresenta vorremmo fosse migliore, più preparato e professionale. Non per forza come noi. Non il primo pivellino con il cuore colmo d’entusiasmo ma completamente avulso da quella che è la storia di chi lo ha preceduto e di chi ha ricoperto prima di lui il suo compito. Poco importa se come fotografo, giornalista o Consigliere federale.

Così che la categoria potesse insorgere di fronte a una tale provocazione forse andava messa in conto. E a poco servono le giustificazioni del portavoce di Palazzo che da buon cerchiobottista ha dichiarato: “sia lo svolgimento del progetto che i risultati ottenuti dai giovani dimostrano che per una volta è stato giudizioso tentare un altro approccio, senza che questo debba essere considerato come una presa di posizione sulla professione di fotografo”.

Ti potrebbero interessare:

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!