Riace rinasce nonostante Salvini

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Che Riace fosse un esempio brillante e riuscito di integrazione era chiaro a tutti. Per questo motivo, il villaggio calabrese famoso soprattutto per i due meravigliosi bronzi di guerrieri greci, era diventato un faro nell’Europa oscurantista e sovranista.

E proprio questo suo essere faro, lama di luce nella notte, lo aveva condannato: muoia Sansone con tutti i filistei. La giunta governativa gialloverde, guidata da Salvini, aveva deciso di fare fuori un’esperienza di integrazione che nel progetto di Mimmo Lucano, sindaco del paese, aveva ripopolato le vie, creato piccoli commerci e occupato case sfitte e abbandonate.

Riace era diventata un esempio, appunto, di come si può fare accoglienza al di fuori di squallidi campi profughi, e di come si possa fare rinascere un paese agonizzante a causa dell’emigrazione. La guerra a Mimmo Lucano, accusato di un pugno di reati minori e la sottrazione di fondi pubblici da parte del governo aveva condannato Riace all’oblio.

Di solito capita il contrario. Di solito è il pubblico a salvare realtà private in difficoltà o a mettere le pezze per disastri economici. Questa volta no. Questa volta è il privato a venire in soccorso di Riace. Sono i cittadini, la società civile che non crede nella linea nerboruta di Salvini e dei suoi gregari pentastellati.

E allora Riace risorge come la fenice, un vento nuovo soffia sul paese dall’antico nome mediorientale, figlio delle miscellanee mediterranee. Tra le vie selciate di Riace l’odore del mare porta buone notizie, “È stato il vento” è il poetico nome della nuova associazione privata che vuole rimettere in moto il processo di integrazione intrapreso anni fa.

Intorno a Mimmo Lucano, persone da tutto il mondo, comuni cittadini, persone che non tollerano le prevaricazioni e che credono fermamente che il modello dell’integrazione a 360 gradi sia l’unico che possa creare benessere per tutti. Chiara Sasso, presidente della rete di comuni solidali con Riace spiega:

“Con la fondazione ripartiremo dalle botteghe, quella del cioccolato, del vetro, della ceramica, dei tessuti. I prodotti saranno distribuiti nel circuito di Altromercato, centrale di importazione del commercio equo e solidale. E punteremo sul turismo responsabile, con la comunità internazionale Longo Mai, da sempre impegnata in forme alternative di ospitalità”.

Poco distante e pochi giorni fa, a Crotone, i calabresi hanno salvato 51 profughi naufragati sulle loro coste. I calabresi, che in fondo sono italiani come tutti gli altri, non hanno abdicato al dovere insegnatogli dai loro avi. Figli dei greci, dei bizantini d’Oriente, dei franco-normanni del Nord, i Calabresi hanno il mare nel sangue e sanno che lo Jonio può essere madre o boia.

La legge del mare, quella che ti impone di dare soccorso è ancora forte, ed è forse da questa legge che i calabresi hanno un’attitudine più naturale a occuparsi di chi dal mare viene rigurgitato. Ora Riace può risorgere tra quelle genti del mare e tra chi dell’aiuto al prossimo ha fatto un imperativo.

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