Salvini come un babbuino maschio

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Che Matteo Salvini sia soltanto chiacchiere e distintivo è ormai appurato. Una volta finito il circo dei migranti, quelli che se domani scomparissero non migliorerebbe la situazione degli italiani manco di un micron, rimane veramente poco.

Ma non solo, nel modo di raccontare da guitto d’avanspettacolo che ha il ministro dell’Interno italiano, indegno di essere chiamato a rappresentare il suo popolo, c’è tutto e il contrario di tutto.

Perché? Semplicemente perché per il suo popolo fanatico la coerenza è una roba da radical chic. Questo popolo si muove allegramente fregandosene se un giorno il suo rappresentante dice una cosa e il giorno dopo l’altra. Stessa cosa capita da noi con un certo popolo leghista, per cui quello che fino a ieri era fumo negli occhi (vedi radar o tassa sul sacco) oggi invece è tollerabilissimo.

Un fantastico esempio di faccia di bronzo ce la dà in questi giorni, appunto, il ministro Salvini, che si altera per la disobbedienza dei sindaci al suo decreto. Come osano i rappresentanti (eletti come lui) delle città, ribellarsi?

Bravo Matteo, bella uscita, peccato che tu negli anni hai più volte inneggiato e istigato proprio a quella disobbedienza civile, che quando è leghista è evidentemente lecita, quando è di altra matrice va schiacciata col pugno di ferro.

Ricordiamo allora quando nel 2013, al suo discorso di insediamento come segretario della Lega Nord, quando ancora era nordista e non aveva scoperto di amare i terroni, schiamazzava dal palco: “La Padania è pronta a disubbidire: abbiamo migliaia di sezioni pronte a essere centri di lotta e di controinformazione”.

Nel 2016, il ducetto si complimentava col sindaco leghista di Ferrara, che aveva fatto cancellare dall’albo del comune l’avviso della Prefettura per sondare la disponibilità di alloggi privati da destinare all’accoglienza di rifugiati. Non sia mai! Lo Stato doveva occuparsi dei terremotati e non dei rifugiati!

Poi lo Stato per i terremotati non fa mai un cacchio, ma su quello in seguito si glissa allegramente. Da parte di Salvini un bell’hashtag #iostoconfabio (il sindaco) e un tweet: “Bravo! Alla faccia (ovviamente) delle Boldrini e dei Renzi di turno”. Qui la disobbedienza del sindaco diventa un dovere leghista.

Ma il top, il fanfarone lo raggiunge, sempre nel 2016, quando esorta tutti i sindaci leghisti alla disobbedienza, andando contro alle leggi per le unioni civili. Il segretario, che oggi da lezioni anche al Papa e ai “vescovoni” buonisti, decideva per sé per i suoi che i gay non dovevano alzare la cresta. “A questo punto perché limitarti al matrimonio tra due persone, facciamo anche quattro o cinque”, celiava il babbuino maschio ed etero.

Insomma, se gli italiani vogliono tenersi questo pagliaccio, facciano pure, noi gli anticorpi per ‘sta roba ce li abbiamo, se ne facciano una ragione anche i nostrani Quadri, Pantani e Robbiani. Alle uscite di certa gente va risposto per le rime, mica siamo qui a pettinare le bambole, no?

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