Storie di ordinario sfruttamento svizzero

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Vi vogliamo raccontare una storia di ordinario sfruttamento, di abbandono da parte delle istituzioni pubbliche. Una storia di un operaio italiano nella civile Svizzera.

Gino ha 42 anni e per tanti anni ha tentato di lavorare in Sud Italia. Effettivamente ha sempre lavorato, ma in nero perché i suoi capi dicevano “il contratto lo facciamo più in là”, quindi senza pagare i contributi e molto spesso senza vedere un Euro perché i capi dicevano pure “ti pago il mese prossimo”.

Dopo tanti anni decide di cercare una stabilità fuori dall’Italia, parte per la Svizzera dove iniza a lavorare come muratore. Non sono più i tempi d’oro, neanche in “Isvizzera”: la crisi la si sente pure qui e i padroni ricorrono ai permessi di soggiorno stagionali. L’assegnazione dei permessi B (annuali o quinquennali) diminuisce, vengono rimpiazzati dai permessi L, di durata di 3 mesi. Troppo grande la concorrenza in un mercato del lavoro europeizzato, la mano d’opera deve essere flessibile, hire and fire, come si dice in America.

Gino lavora tre mesi, il permesso gli viene rinnovato, altri tre mesi, altro rinnovo del permesso; malgrado ritorni sempre stanchissimo a casa, si ritiene fortunato: almeno la paga arriva puntuale. Ma la stanchezza si fa sentire, il riposo dopo giorni di lavoro anche di 12 ore non basta: Gino s’infortuna in un incidente sul cantiere. Arriva l’ambulanza, viene portato in ospedale, rimane ricoverato per cinque giorni. I medici fanno la diagnosi: invalidità al 35%. Non sarà in nessun modo possibile continuare a lavorare sui cantieri, ma purtroppo non avrà neanche diritto a una pensione d’invalidità. Infatti, dal 2007, anno d’introduzione della quinta revisione dell’assicurazione invalidità, vengono erogate le pensioni solo a partire da 40% d’invalidità. E visto che la disoccupazione parte solo dopo 12 mesi di contributi, Gino si ritrova abbandonato dalle istituzioni pubbliche e con poco o niente in tasca, giusto il tempo per sopravvivere qualche settimana.

Il suo permesso scade fra poche settimane (senza un contratto di lavoro, che naturalmente non è stato rinnovato visto l’impossibilità di lavorare di nuovo sui cantieri, niente permesso, alla faccia della libera circolazione delle persone!), quindi pensa di rivolgersi alle istituzioni italiane per capire se riuscirà a ricevere qualcosa dall’Italia. Njet: visto che l’incidente è successo in Svizzera, per le assicurazioni italiane le competenze appartengono alla Svizzera.

Oggi Gino si ritrova a pochi giorni dal ritorno a casa in una situazione cambiata radicalemente: nessun lavoro, nessun salario, nessuna pensione o disoccupazione. Gli è rimasta solo un’invalidità che non gli permetterà neanche di lavorare in Italia.

Così funziona lo sfruttamento: ci spremono fino all’ultima goccia, poi ci abbandonano al nostro proprio destino, senza aiuto, senza sostegno.

E anche per Gino che noi ci battiamo, quotidianamente, per più sicurezza, più diritti e per la nostra dignità da operai, in Svizzera, in Italia, in tutto il mondo.

Potere Al Popolo – Svizzera

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