Tuto Rossi dovrebbe essere radiato

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Diciamolo chiaro, un individuo come Tuto Rossi dovrebbe essere radiato dall’albo degli avvocati. Siamo certi che anche in un mondo spregiudicato come quello legale sono molti i colleghi dell’avvocato bellinzonese che si vergognano di condividere con lui anche solo la professione.

Lo diciamo in seguito al recente processo che ha visto un funzionario cantonale condannato con la condizionale per coazione sessuale. Tuto Rossi ha fatto arricciare il naso a molti che, consci che la legge non è il Circo Knie, ritengono la giustizia una cosa seria. In un suo sproloquio su Facebook, il Rossi avvocato fa una cosa in spregio della legge, e cioè pubblica il nome della persona in questione. Non solo, ne pubblica anche le foto.

Non giriamoci intorno, pubblicare nome e immagini del condannato è come pubblicare in automatico quella delle vittime, perché il Ticino è piccolo e tutti si conoscono, risalire a chi ha denunciato, rendendo così la sua vita un ulteriore peso di ansia e angoscia è un attimo.

Non siamo solo noi a dirlo, ma altri autorevoli personaggi, come l’ex procuratore capo John Noseda, che, citando il codice penale svizzero, mica quello di Zanzibar, in un’intervista di TIO dichiara che la pubblicazione del nome:“è categoricamente esclusa se consente l’identificazione della vittima”. E le indicazioni del codice penale sono ferree in questi casi.

Insomma, anche se il popolo dei forconi e delle fiaccole che segue Rossi chiede il nome a gran voce, nome che ora ha avuto, Rossi ha violato la legge, lo ha fatto sapendolo, perché è un avvocato, e lo ha fatto in spregio alle vittime che ora saranno facilmente identificate. Se il giudice stesso, prosegue TIO nel suo pezzo, ha celebrato il processo a porte chiuse, è proprio per questo motivo. Se la stampa ha taciuto, non è per connivenza (come insinua perfidamente l’avvocato), ma perché ha un briciolo in più di etica rispetto a Rossi.

Sempre su TIO, anche Enrico Moresi, ex autorevole membro del Consiglio della Stampa, è perentorio:

“Questo è un caso tipico, chiaro e netto. Chi ha firmato la “Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista”  non può pubblicare il nome. Il fatto che il nome compaia su Facebook non autorizza evidentemente i media classici, e seri, a pubblicarlo. La separazione deve essere netta. Le testate serie hanno le loro regole. Tanto più in un caso sub judice il nome non va fatto”

Quella di Rossi, è una porcheria simile a quella fatta recentemente in Italia da Salvini, non per interesse di giustizia, ma per farsi bieca pubblicità elettorale.

Perché quello che ha fatto Rossi, è la stessa cosa per cui sono stati mazzuolati Salvini e il ministro della giustizia grillino Bonafede, e cioè esporre al pubblico ludibrio un detenuto per giochi politici, uno svilimento della giustizia disapprovato anche da alcuni parenti delle vittime e da tutto il sistema giudiziario italiano.

Ribadiamo, tutto questo non ha nulla a che fare con l’imputato e col fatto che venga protetto. Questo per la legge è secondario. Prioritaria è, come dicevamo, la protezione delle vittime, che così invece si ritrovano con la quasi certezza di essere riconosciute, col disagio e l’angoscia che questa esposizione comporta. Ma questo a Rossi e al popolo dei forconi non interessa, interessa solo ai “buonisti”.

Faccio mie le parole di Diego Minonzio, ex direttore ed editorialista de La Provincia, che esprime il suo sdegno, per il video in cui Battisti viene esposto al “popolo”, una pagina troppo simile a quella vista ieri sulla bacheca di Tuto Rossi:

“…raramente si è visto un video più nauseabondo, lurido e ignobile di quello. Una roba che fa schifo. Una roba che fa ribrezzo. Una roba che fa vomitare. Una roba da gente che non sa niente dello Stato di diritto, del rispetto delle leggi e, soprattutto, del rispetto delle persone. L’esibizione al pubblico ludibrio di un condannato – chiunque sia, qualunque cosa abbia fatto – non è una cosa da paese civile, ma da generali cileni, da gradassi di quartiere, da cacciatori di taglie, da tribù di selvaggi, da vigliacchi esperti nel calcio dell’asino. (…)”

Raramente ho condiviso così in toto delle parole, soprattutto se le immagino riferite a Tuto Rossi. Voi leggete e decidete, se siete dalla parte della legge o preferite agitare quei maledetti forconi.

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