L’Iran e la propaganda USA

Di

Attualmente gli USA di Trump martellano con la propaganda sulle meraviglie dell’Iran pre-rivoluzione islamica. Ma non è tutto oro quello che luccica. L’Iran di Pahlavi aveva una mortalità infantile del 51%, l’80% della popolazione viveva in totale povertà.

A seguito della rivoluzione popolare dell’11 febbraio 1979 nacque la Repubblica Islamica dell’Iran, ora una signora quarantenne che vive un momento di grande incertezza, tra sanzioni internazionali e proteste nazionali. Da qualche anno a questa parte circolano sul web e sulla stampa immagini della società iraniana prima della rivoluzione; ritraggono donne in bikini in riva al Mar Caspio, studentesse universitarie in minigonna, donne militari, e donne alla guida. Queste foto vorrebbero sottolineare “nessun velo e piena emancipazione”.

Con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca la macchina di propaganda degli USA si è messa al lavoro diffondendo programmi e trasmissioni online su quanto fosse meravigliosa la vita ai tempi dello Scià. La diffusione e condivisione di queste immagini è diventata virale; l’unica cosa che però la propaganda si ostina a non chiarire è il perchè di una rivoluzione che, in poco tempo e con la partecipazione del 95% della popolazione, spazzò via tutta quella “emancipazione e modernità”.

Forse un po’ di storia sarebbe utile: nel 1919 la Gran Bretagna ottiene, dall’ultimo Re della dinastia Qajara, il rinnovo del diritto al totale controllo dell’industria petrolifera; a Londra viene fondata l’Anglo Persian Oil Company (APOC), secondo la quale all’Iran spetta una tariffa fissa del 9% per ogni barile estratto, senza il diritto di guardare i libri contabili della compagnia. Di questi enormi profitti, 200 milioni di sterline fino al 1950, all’Iran toccarono solo poche briciole. In questo stesso periodo l’80% della popolazione viveva in uno stato di estrema povertà, la mortalità infantile arrivava al 51%nel primo anno di vita, la vita media di un contadino sfiorava i 40 anni e attrezzature ospedaliere erano pressochè inesistenti.

Nell’agosto del 1941, il ventiduenne Mohammad Reza Pahlavi fu messo sul trono dagli alleati, dopo l’abdicazione forzata del padre Reza Shah, costretto poi all’esilio, reo di simpatie col nazismo. Il giovane re, dotato di una certa eleganza nell’aspetto e nel portamento, grazie all’educazione ricevuta in un collegio svizzero, aveva passato i primi 10 anni di regno nel mondo dorato e sregolato dei play boy europei. Reza veniva considerato l’imperatore delle Mille e una Notte, ma non riuscÎ però ad ottenere un erede dalla bellissima Soraya(la sua seconda moglie); questo fatto afflisse i cuori dei lettori occidentali di rotocalchi ben più della miseria di milioni di persiani.

Reza Pahlavi conosceva ben poco il suo Paese, e la cultura islamica sciita gli era estranea; perciò l’ignoranza del piacente Re risultò essere una vera fortuna per le grandi potenze.

Nel settembre del 1941 un gruppo di giovani neolaureati in Europa, insieme a 53 ex prigionieri politici, fondarono il partito Tudhe (massa) di ideologia marxista; già nel 1946, per il suo programma progressista, divenne veramente un partito di massa e non solo di nome, vi aderivano 50 mila membri e piu di 100 mila affiliati; aveva 7 seggi in parlamento e 3 dicasteri (Istruzione, Sanità e Commercio) nel consiglio.

“E’ necessario porre fine al potere coloniale della compagnia inglese APOC; con la nazionalizzazione della nostra industria petrolifera cesserà la tutela inglese e al tempo stesso verranno eliminati la corruzione e gli intrighi che finora hanno esercitato la loro nefasta influenza sulla politica interna del nostro paese”. Fu nel 1950 il primo discorso in parlamento di Mossadegh, capo del Fronte Nazionale, sulla necessità di prendere possesso della produzione di petrolio. La nazionalizzazione venne approvata con l’appoggio del Tudeh, ed in seguito Mossadegh venne eletto capo del governo. Inizialmente la Gran Bretagna, e poi gli USA, diedero vita ad uno spietato boicottaggio economico, appoggiato da tutte le compagnie petrolifere.

Vista la popolarità e il carisma di Mossadegh che aveva tolto il monopolio inglese sulle risorse energetiche del paese, e la crescente influenza del Tudeh, i servizi segreti anglo-americani decisero di mettere fine al governo.

Il primo tentativo di golpe che vuole deporre l’anziano primo ministro fallisce e lo Scià è costretto a fuggire a Roma; ma il 19 agosto 1953 il drammatico colpo di Stato va a segno e lo Scià torna trionfante dall’esilio, dopo solo 4 giorni, con la promessa di salvaguardare gli interessi delle potenze straniere. I giacimenti petroliferi passeranno in mano iraniana, una misura tesa a placare lo scontento generale, ma lo Scià è costretto a pagare forti cifre di risarcimento ai britannici. Alcuni influenti capi sciiti si pronunciano a favore del Re, in cambio della garanzia che i comunisti del Tudeh non abbiano mai il sopravvento, allora il fantasma del “pericolo rosso” sembrava piu temibile del dominio dispotico di uno Scià. Nel 1957 il “Re dei Re” cosi amava definirsi, fondò la famigerata polizia segreta, la Savak, forte di 50 mila di agenti che incutevano il terrore presso la popolazione con i più sofisticati sistemi di controllo e tortura.

A seguito del golpe l’industria petrolifera iraniana viene cosi spartita: Il 40% agli USA, il 40% agli inglesi, il 14% alla Royal Dutch-shell, il 6% alla Francia, mentre all’Iran andava il 50% dei profitti netti.

Il timido Re si trasformò in un potente dittatore grazie al sostegno degli americani, mentre con gli introiti del petrolio sognava di stupire l’opinione pubblica; attuò le riforme sociali che favorirono le società occidentali. L’Iran diventava ricco, ma la sua ricchezza si accumulava ai vertici del sistema, che impediva la capacità di crescita delle generazioni più giovani e istruite, a vantaggio del consolidamenti delle élite, dei latifondisti e dell’entourage della casa reale; lo Scià aveva palesemente ignorato il ruolo dell’Islam, e le sue politiche secolari filo-occidentali e la glorificazione di culture pre-islamiche generarono molto risentimento.

La rivoluzione popolare del febbraio 1979 mise fine alla monarchia Pahlavi e all’indomani della vittoria l’Iran viene sottoposto a severe sanzioni economiche imposte dagli USA, tuttora in atto.

L’accordo nucleare voluto fortemente da Obama è stato ripudiato e vanificato da Trump con l’imposizione di altre sanzioni, fortemente dannose per l’economia iraniana. La CIA ha già il suo uomo pronto, coccolato da quando aveva solo 17 anni: è Reza Pahlavi, principe ereditario dell’Iran, pronto a tornare e riappropriarsi del titolo di Scià.

Immaginate se fosse stato permesso a Mossadegh di condurre pacificamente l’Iran verso la prima democrazia in Medio Oriente. Ma la guerra fredda e l’ostilità per le idee marxiste aprirono poi la porta alla rivoluzione islamica di Komheini.

Per la nascita di un Iran laico e democratico servono forze dinamiche che favoriscano una mediazione tra le civiltà occidentali e quelle orientali. Dopo piu’ 2’500 anni di storia, di epoche di splendore e di crisi acutissime, l’Iran si trova ora ad un bivio.

Harry Truman, diceva:“Non c’è nulla di nuovo al mondo tranne la soria che non conosci”.

Ti potrebbero interessare:

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!