Salvini ci ripensa

Dopo la notizia della revoca della scorta al giornalista Sandro Ruotolo, a sorpresa il ministro della mala vita, come lo chiama Saviano, ci ripensa e gliela lascia.

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È lo stesso Sandro Ruotolo a dare la notizia. Ieri riportavamo della revoca della scorta al giornalista Sandro Ruotolo, un inspiegabile e pericoloso agire e un precedente spaventoso (leggi qui). Ruotolo, oltre ad avere fatto inchieste sulla camorra e sulla terra dei fuochi, aveva recentemente realizzato un servizio per Fanpage, la testata per cui lavora oggi, sulla macchina di comunicazione di Salvini.

Oggi probabilmente in seguito alla levata di scudi di molta gente comune e di varie personalità, il ministero degli Interni sembra averci ripensato:

Lo stesso ex ministro Orlando imputava al servizio, intitolato “La Bestia” la rappresaglia salviniana, scrivendo in un tweet che Ruotolo era:

“ …anche il giornalista che si è occupato della “Bestia”, il dispositivo propagandistico del ministro dell’Interno. Casualità? Lo chiederò in parlamento”

In molti hanno visto nella revoca dolosa della scorta una minaccia a tutti coloro che in qualche modo “infastidiscono” il ministro Matteo Salvini. È infatti il suo dipartimento, quello dell’Interno, ad avere deliberato sulla questione. Una minaccia non tanto velata, volta sicuramente ad intimidire anche Roberto Saviano, che già a giugno dell’anno scorso, alle reiterate ignobili minacce di Salvini, rispondeva per le rime:

“E secondo te, Salvini, io sono felice di vivere così da 11 anni? Da più di 11 anni. Ho la scorta da quando ho 26 anni, ma pensi di minacciarmi, di intimidirmi? In questi anni sono stato sotto una pressione enorme, la pressione del clan dei Casalesi, la pressione dei narcos messicani. Ho più paura a vivere così che a morire così. E quindi credi che io possa avere paura di te? Buffone”

Una crisi rientrata per un’altra triste pagina di politica. Perché a prescindere dalle idee, usare metodi così squallidi per spaventare la stampa e il dissenso è proprio da fascisti, anche se quasta parola non la vuole sentire nessuno. Metodi indegni di qualsiasi democrazia occidentale, metodi da dittatura cilena che sono un insulto alla società civile e al vivere comune.

Metodi che non fanno che gonfiare per l’ennesima volta a dismisura il bubbone di odio che in Italia è ormai merce comune in qualsiasi dibattito o azione politica.

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