A volte si sciopera

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A volte i lavoratori si uniscono. Si guardano negli occhi e vedono le altre persone, scorgono nei propri simili la voglia di non sopportare più, di non piegare la testa, di ribellarsi.

A volte i lavoratori diventano una sola testa, una schiena possente e delle braccia forti. È successo alle Officine di Bellinzona anni fa e tutti noi ricordiamo, in fondo, con un briciolo di orgoglio e passione quei momenti.

Perché noi eravamo insieme a loro, chi fisicamente, chi con le idee. Molti altri si sono uniti, hanno incrociato le braccia, hanno sfilato sempre per gli stessi motivi.

È successo anche venerdì scorso a Treviso, nel Veneto antico, una città di canali e di nebbie invernali. Treviso, adagiata tra le alture, nei pressi di un’ansa del fiume Sile, raccoglie una quantità di piccole operose aziende, del resto lo sanno tutti che i veneti sono sgobboni.

Aziende come la GLS Enterprise, una ditta di trasporti. Sono i Cobas (sindacati di base) trevigiani a denunciare un fatto brutto: un dipendente di colore della GLS, che lavora in magazzino ha un diverbio. Leggiamo dal Gazzettino di Treviso:

“il responsabile aziendale della società in appalto per cui lavorano i facchini (New Mastercourier), per futili motivi ha iniziato ad urlare insultando un lavoratore con epiteti irripetibili e poi, non contento dell’umiliazione inflittagli è sbottato con l’insulto razzista “Negro di m…a”.

Li, per magia, almeno ci raccontano, quell’alchimia che muove gli uomini in una stessa direzione per un ideale avviene. Sono facchini, gente abituata al peso sia sulle spalle che nell’anima. 10 lavoratori, colleghi, sono presenti all’episodio, e da loro scaturisce spontanea l’indignazione, perché quando lavori con qualcuno, anche se sei leghista, come molti nel Trevigiano, quella persona è spesso un compagno con cui condividi risate, dolori, ansie e un panino alla mortadella magari.

Gli operai si sono subito fermati, e dopo una breve assemblea hanno deciso di indire uno sciopero immediato, hanno lasciato da solo il capo in magazzino con la sua bella montagna di pacchi da smistare.

Piccoli gesti di grande umanità, non solo perché antirazzisti, ma perché forieri di un pensiero potente e importante: tutti i lavoratori sono uguali, hanno gli stessi diritti e le stesse speranze, e la solidarietà tra colleghi porta spesso frutto. Troppo spesso invece, in questi anni, abbiamo visto lo sfilacciarsi della solidarietà, con l’idea che se il temporale colpisce solo quello accanto a me io non mi bagno. Una pia illusione che ha fatto molti caduti.

Neri o bianchi non importa. Siamo fratelli e sorelle, sosteniamoci nel momento del bisogno e non abbandoniamo gli altri. Un’idea così semplice e che a volte sembra così faticosa.

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