Andy suicida a dodici anni

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Capire perché una madre posta sui social la bara esposta del figlio dodicenne è importante, per migliorare, per migliorarci. Per far sì che l’ultimo lascito di un ragazzino abbia un senso.

Non è una storia di oggi, quella di Andy Hudson. È una storia del profondo Mississippi successa questa estate, una delle estati calde e umide di quello sSato, seduto attorno all’enorme fiume, costellato dagli olmi e dalle querce su cui zampettano gli opossum e gloglottano i tacchini selvatici. Vale la pena di parlarne.

Perché è importante capire perché e quanto sia atroce pubblicare sui social la bara con esposto il cadavere del proprio figlio dodicenne. Possiamo solo provare a pensarlo il perché. Capirlo no, è un’altra cosa, il provare quelle sensazioni alla maggior parte di noi è misericordiosamente risparmiato.

È comunque quello che ha fatto la madre di Andy, Cheryl. Andy grassoccio, Andy che si credeva bisessuale, Andy ucciso anche lui dal bullismo. Andy aveva dodici anni, e quello che mi chiedo sempre, ogni dannata volta, è come può albergare in una mente così giovane e fresca il germe della morte autoinflitta, un gesto finale per un bambino che del mondo dovrebbe vedere solo la bellezza.

Io ho subito il bullismo da dodicenne, come tanti di voi, e ho avuto giornate veramente di schifo, ma non ho mai pensato di voler morire. Forse sono stato solo fortunato, non lo so.

La bara con Andy ve la risparmiamo. I fiori gialli e rossi, i lumini kitsch, le foto di fronte al feretro che strappano un po’ di vita al corpo, come se cercassero di trattenere la vita nella parvenza dell’immagine.

“Voglio che sappiano cosa hanno fatto e che impatto le loro azioni abbiano sulla vita degli altri”.

È l’epitaffio di Andy, una delle note lasciate prima del suicidio. Ecco allora la madre, in un orribile voto, esporre il figlio. Perché si veda, si capisca. L’enorme scrittore americano John Steinbeck fa qualcosa di simile nel suo libro “Furore”, ambientato nella Grande Depressione, quando una famiglia di braccianti lascia andare nelle acque del ruscello una cesta col figlio morto, facendolo diventare messaggio di orrore e rimorso. Quello di Cheryl e Andy è l’orribile messaggio ai carnefici, a una società dell’edonismo e dell’estetica che ancora oggi non accetta il diverso.

Una società, la nostra, che purtroppo e troppo spesso grazie ai social riesce a fomentare shitstorm che seppelliscono e affogano persone inermi o indifese (leggi qui). Un fiore idealmente, di fronte a quel feretro di quercia, lo mettiamo anche noi. Ma il regalo più grande che possiamo fare ad Andy è guardarci dentro, e cercare di fronteggiare il mostro che dorme in ognuno di noi per guardarlo in faccia e capire come sconfiggerlo quando apre gli occhi.

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