Bambina e nera: “Sei brutta come una scimmia”

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Idee perniciose e folli, crudeli e inutili, colpiscono ultimamente anche quegli ultimi, che fino ad ora erano stati risparmiati dai rigurgiti di infamità sociale che ormai ha invaso molti Paesi d’Europa.

Parliamo dei bambini. Quei piccoli che fino a ieri avevano avuto, anche nei cuori dei più biechi e tristi razzisti, un posto, se non di riguardo, perlomeno di pietoso silenzio. Negli ultimi anni, o mesi, tutto questo è cambiato.

Pensateci, tutto in fondo è cominciato con quel fagottino spiaggiato, inconsapevole beluga, sulla battigia del Bosforo. Aylan, un bambino curdo di due anni e mezzo, la sua foto con la magliettina rossa e il visino muto nascosto nella sabbia aveva fatto il giro del mondo.

Aylan aveva messo certe persone di fronte a una truce realtà. O commuoversi, come fanno alcuni, o attaccare per difendere le proprie idee distorte, gettando fango su quel povero cadaverino. Era partita allora la giostra delle illazioni: era una bambola, era il figlio dello scafista…anche Marcello Foa, allora amministratore delegato del corriere ed ora Presidente sovranista della RAI, aveva commentato i fatti distorcendoli come avrebbe potuto fare il più bieco e fosco complottaro di borgata (leggi qui).

Da allora, i bambini hanno perso anche quella debole protezione, dettata da convenzioni sociali. I piccoli oggi sono spesso e volentieri bersagli, come nel recente caso del maestro di Foligno, che aveva avuto comportamenti persecutori e tristemente razzisti nei confronti di due piccoli allievi africani (leggi qui).

Affronta il tema il portale OPEN, di Mentana, a firma di Serena Danna, e nel suo testo cita il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, eroe della resistenza al nazismo: “la prova della moralità di una società risiede in quello che fa per i suoi bambini”. La Danna aggiunge: “possiamo dire – senza dubbio di essere smentiti – di essere già vicini al grado zero. Ai tempi di Bonhoeffer, milioni di bambini non ariani furono sterminati dalla Germania nazista a causa di un’ideologia che voleva azzerare non individui, ma una razza. «Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo», scriveva Anna Frank nel suo mai troppo citato Diario. Cosa stiamo facendo per impedirlo?”

Qualcosa lo facciamo ogni giorno, quando diciamo basta, quando ci ribelliamo, quando ricordiamo che non tutta la società è così mostruosamente degradata da fare una bieca distinzione tra i miei bambini e i “loro”. Quella distinzione che permetteva ai soldati del battaglione 101 dei gendarmi della Wermacht, che si occupavano della pulizia etnica ebraica in Polonia, di sparare tranquillamente alla nuca dei bambini di fronte alle loro madri. Erano pidocchi, non bambini. Lo stesso linguaggio che oggi disumanizza altri bambini, come nelle parole del maestro di Foligno: “sei brutta come una scimmia”.

Scimmie, ratti (ricordate l’UDC?) (leggi qui), pidocchi. E in un attimo si diventa il peggio che la società umana può produrre. L’approvazione popolare, come lo era per i nazisti, è importante per avallare certe politiche. In Europa, vediamo classi politiche che in un circuito vizioso alimentano questi pensieri che ritornano amplificati dal popolo, e che finiscono per vidimare cose che fino a ieri si sarebbero considerate vergognose.

Rcordiamoci della vergogna, ricordiamoci della dignità e dei valori che abbiamo imparato. Ascoltare il primo politico che ci convince a rinnegarli come un serpente, ci rende automaticamente peccatori, e il peccato originale è dimenticarsi che gli uomini sono tutti uguali.

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