Brexit dura? Si, per gli inglesi

Cosa resta ora dei vari personaggi, europei e anche nostrani, che inneggiavano come presi da pazzia alla Brexit e al nazionalismo non si sa. L’impressione è che si siano rintanati per attutire un colpo che sembra farsi sempre più plausibile e pesante.

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Una frase su tutte, sentita in un’intervista ai londinesi da parte del nostro radiogiornale alla RSI, riassume in fondo quello che ora sta succedendo: “la gente comincia a rendersi conto ora di che significa la Brexit”.

Eh si, perché i vari Johnson o Farage, che avevano venduto ai britannici la Brexit come una splendida passeggiata sciovinista, tutta patria e vantaggi ora sono scomparsi come pupazzi di neve sotto il sole.

Agli inglesi, nonostante i vari sovranisti gradassi, rimane in mano la realtà, e cioè una Brexit senza accordi in cui, per logica stringente, il Regno Unito oggi non più tanto unito, può solo perderci, e tanto.

Oggi sono in molti a chiedere un secondo referendum per recedere da un ginepraio ritenuto, nel migliore dei casi, disastroso. E lascia veramente perplessi capire come mai un’ubriacatura nazionalista e sovranista come quella che ha portato fino a qui abbia cancellato dalla parte raziocinante degli elettori britannici la realtà dei fatti, una realtà con cui dovremmo, per logica, fare i conti anche noi svizzeri.

Una realtà che ci dice che il mondo attuale è talmente globalizzato che in realtà nessuno può fare a meno degli altri, se non pagandone uno scotto pesante e pericoloso. Primo, perché discutere in una posizione di debolezza è una fesseria anche se compriamo un tappeto, figuriamoci se dobbiamo contrattare l’uscita di un Paese dall’Unione europea, secondo, perché la Gran Bretagna non è minimamente in grado di sotentarsi da sola, visto che una grossa percentuale anche solo degli alimentari viene importata proprio dall’Europa.

Ovvio che nessuno affamerà gli inglesi, è però vero che dazi e lungaggini doganali potranno ridurre molto quantità e qualità delle derrate

Ora, per paradosso, Theresa May è costretta a chiedere aiuto al rivale laburista Jeremy Corbyn, ritenuto una personalità di estrema sinistra da molti Tories, per chiedergli, in fondo, di metterci una buona parola con gli Europei. Europei che non hanno nessuna intenzione di rimetterci negli accordi coi britannici, ovvio.

Cosa resta ora, dei vari personaggi, europei e anche nostrani che inneggiavano come pazzia la brexit e al nazionalismo non si sa. L’impressione è che si siano rintanati per attutire un colpo che sembra farsi sempre più plausibile e pesante. Con la quasi certezza che se si andasse a un secondo referendum, il risultato non sarà lo stesso, con gli inglesi ormai consapevoli del pantano in cui si sono ficcati.

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