Buon cemento a tutti!

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Alle urne, l’iniziativa a salvaguardia del territorio contro la dispersione degli insediamenti, è stata affossata. Bocciata da due votanti su tre. Alla faccia dei Giovani Verdi che ci credevano davvero e si sono battuti come leoni. In barba alla bontà di un provvedimento con il quale si sarebbe, almeno per il momento, interrotta la colata di cemento che ci sta, giorno dopo giorno, seppellendo. Perché è questa la reale situazione sotto agli occhi di tutti, un po’ ovunque in Svizzera (leggi qui).

Non c’è centro urbano o periferia nella quale non si stia costruendo qualcosa, a ritmi forsennati, troppo spesso per il solo profitto che tale opera edilizia genera. Anche a dispetto della vivibilità o della necessità di nuovi edifici. Abitazioni e uffici che perlopiù rimarranno sfitti. Ma è la speculazione, bellezza, e tu non ci puoi fare nulla! O, meglio, ci avremmo forse potuto fare qualcosa se non avessero prevalso i soliti interessi di bottega e l’esito del voto di domenica fosse stato diverso.

E invece nulla. La stampa svizzera poi, nei commenti del giorno dopo, non si fa scrupoli a bacchettare quasi all’unanimità i Giovani Verdi, definendo l’iniziativa come prematura e troppo radicale. Rimproverando i promotori del testo in consultazione per aver voluto osare ben al di là del ragionevole finendo per bruciarsi qualsiasi chance riguardo a quello che comunque rimane un tema caldo e un problema irrisolto sotto agli occhi di tutti. Fatto sta che le chiacchiere stanno a zero e i fatti pure.

Inoltre il rischio è che questo sia letto come un salvacondotto per chi, in spregio al territorio, ha fatto del mattone il suo credo e ha continuato e continuerà bulimico a edificare senza sosta e senza preoccuparsi più di tanto delle rassicurazioni della ministra dell’ambiente Simonetta Sommaruga che, a nome del Consiglio federale, ha voluto sottolineare come “buona parte della popolazione vuole che Confederazione, Cantoni e Comuni prestino più attenzione alla pianificazione e alla protezione della natura”.

“Certo non possiamo correggere tutti gli errori commessi nel passato – ha aggiunto la ministra socialista – ma sarà importante evitare di commetterli di nuovo”. Ecco perché ci vorrebbero armi un po’ meno spuntate di quelle disponibili al momento. Per impedire, prima che sia ormai troppo tardi, il proliferare di gru e modine foriere di cantieri e di nuovo cemento. Perché se la politica nicchia, sonnecchia, aspetta che la questione sia matura, l’unico frutto che potremo addentare in futuro avrà il sapore amaro della sconfitta.

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