Eh, ma io non posso perché…

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Ormai da anni sentiamo parlare di riscaldamento globale: conferenze varie, tanti bei discorsi, segnali preoccupanti come la disdetta dell’Accordo sul clima di Parigi da parte degli USA. Ora entrano in scena i giovani. Abbiamo conosciuto Greta Thunberg (vedi anche https://gas.social/2019/01/la-nostra-battaglia/) e il movimento anche nel nostro piccolo si è spostato in piazza (https://gas.social/2019/02/anche-in-ticino-a-migliaia-in-piazza-per-il-clima/).

E’ confortante vedere le generazioni più giovani prendere coscienza di un problema che da troppo tempo è conosciuto, ma non viene combattuto come si dovrebbe.

Assolutamente giuste le rivendicazioni del movimento a favore del clima (vedi anche https://www.ticinonews.ch/ticino/477380/anche-in-ticino-nasce-il-movimento-a-favore-del-clima) che chiede un impegno concreto da parte del Governo e delle ditte, multinazionali comprese, per ridurre le emissioni.

Fuori luogo sono le prese di posizioni di politici nostrani, come per esempio quella di Pamini (vedi anche https://www.ticinonews.ch/ticino/477380/anche-in-ticino-nasce-il-movimento-a-favore-del-clima).

La provocazione di Pamini induce però ad una riflessione almeno indiretta. Ognuno di noi è parte del problema nessuno escluso. E se è vero che il problema va risolto con una strategia comune, è altrettanto vero che ognuno, individualmente, può contribuire quantomeno a contenerlo.

In altre parti della Svizzera, specialmente nei centri urbani, la lotta è già iniziata. Prendo ad esempio Berna, città che conosco molto bene. Ebbene, quasi la metà delle economie domestiche non possiede un’automobile (cfr. https://www.bern.ch/mediencenter/medienmitteilungen/aktuell_ptk/stadt-und-region-bern-auf-dem-weg-zur-nachhaltigen-mobilitaet). Molti dei nuovi edifici vengono costruiti con standard Minergie con ottime isolazioni, sistemi di pompe termiche e ventilazioni per l’estate (senza bisogno di aria condizionata). Le ditte posizionano i loro stabili vicino a fermate dei servizi pubblici, possibilmente il treno (per esempio zona Wankdorf) per facilitare l’utilizzo del trasporto pubblico (molto efficiente, tra l’altro).

La zona pedonale della città vecchia si stende per 1.5 chilometri con una varietà di negozi e grandi magazzini che il fine settimana vengono presi d’assalto. Verissimo comunque che i parcheggi cittadini, molto cari e pochi tra l’altro, sono presi d’assalto, soprattutto da chi viene fuori Cantone, anche se la maggior parte si trovano intorno al perimetro cittadino.

Durante la settimana il traffico è comunque congestionato dai pendolari delle zone periferiche più discoste, questo malgrado i treni trabocchino, nel verso senso della parola, di passeggeri.

Se confrontiamo questa realtà con quella ticinese, la strada da fare è ancora molta. Il nostro Cantone si trova al quarto posto in Svizzera per il numero di auto pro capite (https://www.ticinonews.ch/svizzera/477896/immatricolazioni-ancora-in-calo). Vero è che abbiamo molte zone periferiche, ma è altrettanto vero che l’auto è nel nostro DNA e che ne abusiamo. Basta osservare alcune zone nevralgiche nel Locarnese per capire che c’è parecchio traffico inutile.

E sempre a Locarno non riusciamo a pedonalizzare 300 metri di Città Vecchia, in particolare Via Cittadella.

Vi siete mai resi conto che Tenero Chiesa ed Ascona distano solo 7.5 km ? Non vogliamo magari spostarci un po’ di più in bici, e va bene, una elettrica per i più pigri? Una qualche camminata in più gioverebbe bene alla salute. Losone e Locarno Città Vecchia distano circa 3 chilometri, tempo di percorrenza a piedi, circa 30 minuti.

Sono solo alcuni esempi per invitarvi a riflettere quello che possiamo fare tutti i giorni, senza dover aspettare la politica o non so chi. L’automobile è solo uno degli aspetti; ci sono anche altre abitudini che contribuisco ad aumentare le emissioni. Un esempio? Avete comperato uva il mese scorso ? Da dove veniva? Quasi sicuramente dal Sudafrica o dal Brasile. Livello emissioni?

Lasciamo quindi i giovani chiedere a gran voce delle contromisure ed una strategia chiara da parte della politica. Uniamoci a loro in questa battaglia e prendendoci, tutti indistintamente, la nostra parte di responsabilità individuale ed iniziamo a portare il nostro contributo.

E non iniziamo con il solo “eh ma io non posso, perché….”, specchio di uno spiccato individualismo che ci porta sempre ad aspettare che gli altri facciano qualcosa.

No, non c’è più tempo. Provate a pensare se da oggi diecimila ticinesi, almeno una volta alla settimana rinunciassero ad un viaggio con l’auto, per una distanza di, per esempio, di 3 chilometri. Fate il calcolo……”eh, ma tu non puoi?”.

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