Fogazzaro, la scuola sia uguale per tutti

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I recenti fatti dell’istituto Fogazzaro di Lugano, coinvolto, a quanto sembrerebbe, in un giro di diplomi falsi conseguiti fraudolentemente a Napoli, sono gravi. Quello che però è uscito, dalle stesse parole di Manuele Bertoli, è un problema anche legato alla concezione della scuola che hanno certi politici ticinesi.

Alla domanda nelle interviste (la solita alla fine) del perché non si sia agito prima, Bertoli, risponde chiaramente: Perché se lo avesse fatto sarebbe stato impallinato. Dalla Camorra? No, dal suo stesso parlamento.

Un’idea che a noi fautori della scuola laica e pubblica fa rabbrividire. La certezza è che senza un caso eclatante come quello del Fogazzaro, una “pistola fumante” come si dice, le istanze liberiste e pro scuola privata di UDC, Lega e una frangia del PPD in primis, si sarebbero messe a strillare come oche del Campidoglio.

Si sarebbe dipinto l’intervento di controllo del dipartimento come un attacco al settore privato che a gente come Morisoli e compagnia piace tanto, infatti ricordiamo che è proprio Morisoli a guidare quasi sempre le truppe cammellate quando invece ci sono attacchi volti a smantellare la scuola pubblica o a favorire smaccatamente le private. Più di uno i tentativi negli anni passati di far passare maggiori sussidi proprio alle scuole private.

Un’“ingerenza” del DECS, il cui ruolo è invece proprio anche quello di verificare che i titoli di studio siano ottenuti in maniera onesta per rispetto di tutti gli studenti ticinesi che non hanno le scorciatoie compiacenti di alcune frange del settore privato.

Da qui a dire che tutte le scuole private siano composte da disonesti ce ne passa. In Ticino, come in Svizzera, sono numerosi gli istituti privati con una lunga tradizione e che forniscono oggettivamente una formazione impeccabile, pensiamo anche solo al Collegio Papio di Ascona.

Ma lì si sgobba e non ci sono scorciatoie. Se non ci fosse stato il caso Fogazzaro, alla fine ci sarebbe stato il solito mitragliamento livoroso e menzognero, come quando lo stesso DECS, risparmiando milioni di franchi, aveva messo in dubbio il monopolio (leggi qui) dei trasporti degli allievi delle scuole medie di Pregassona da parte delle ARL. In quel caso la dirigenza ARL con un’arroganza inaudita aveva addirittura minacciato di denunciare lo stesso Bertoli. In seguito, l’avvocato Enea Petrini, leghista e membro del consiglio d’amministrazione delle ARL aveva dovuto scusarsi con la coda tra le gambe e il direttore Curzio Bernasconi era andato in pensione ed era stato indagato per amministrazione infedele.

Oggi, proprio grazie a questo caso, verranno messe delle regole più precise e severe, che permetteranno agli allievi di raggiungere i loro obiettivi senza usare scorciatoie che sono non solo inutili, ma dannose per lo sviluppo psichico e accademico dei nostri figli.

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