Francesco Piccolo, raccontando l’animale dentro di noi

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Il nuovo libro di Francesco Piccolo sconcerta e colpisce. Raccontando di … «un animale che abbiamo conosciuto tutti: dentro di noi».

L’incipit, come solito a Francesco Piccolo, è folgorante: «La prima volta che mi sono fidanzato, non ero presente» e … due righe dopo: «Invece quando mi ha lasciato, c’ero». Ironico, brillante e feroce come nei suoi momenti migliori, quelli che l’hanno portato al premio Strega nel 2014. E il primo spunto narrativo conferma queste impressioni: si racconta di un bambino delle elementari alle prese con la sua prima delusione d’amore. E’ disperato come mai, non riesce a smettere di piangere seduto su quel muretto che resterà un ricordo indelebile del suo vissuto. Indifferente agli sguardi altrui il bambino osserva per la prima volta l’abisso. Poi, poi gli viene fame e allora ecco un timeout alla disperazione. I bisogni dello stomaco prevalgono. Almeno per un momento, poi il bimbo torna a piangere.

Siamo alla presentazione del protagonista di questo romanzo: «L’animale». Quella bestia che ogni individuo, ma in questo testo ci si riferisce al maschio, conosce o ha conosciuto. Franco Battiato, l’ispiratore del titolo e firmatario dell’esergo («Ma l’animale che mi porto dentro/non mi fa vivere felice mai/si prende tutto/anche il caffè/mi rende schiavo delle mie passioni») l’ha descritto in quattro versi. Francesco Piccolo invece, praticando l’autofiction (l’autore stesso è il protagonista delle vicende di finzione narrate), a questo tema dedica un intero libro. Non mancando di coraggio, va ammesso. Tant’è che non sono poche le imbarazzanti situazioni raccontate: momenti di aggressività inammissibile e inaccettabile (il picchiare uno spettatore nelle vesti di giocatore di basket), di ostilità senza compromessi (sputare a un avversario, sempre durante una partita basket) e … altre vicende di violenza e/o maschilismo. Le fantasie sessuali, applicate anche a caso o a vanvera verso le diverse donne incontrate incidentalmente, a comporre un campionario che lascia un po’ basiti. Francesco Piccolo passa da quel senso di onnipotenza, quando si sente «stocazzo!», a momenti di grande di fragilità. Sono pagine in cui spadroneggia il dominio della passione, la cancellazione del «politicamente corretto». Inutile, forse, dichiarare che il lettore rimane spaesato e la giustificazione per cui l’animale va cercato, osservato, capito e descritto per essere domato regge no e … sì. No per le prime 212 pagine che ogni tanto fanno inarcare le ciglia, nonostante gli importanti riferimenti letterari (dalla Ferrante a Kafka, Hemigway e Bellow) e cinematografici ( «Il padrino» «Qualcuno volò sul nido del cuculo»… ). 
Sì invece per l’ultimo capitolo, davvero bello, luminoso e rivelatore. In grado di ribaltare tutti i giudizi interlocutori abbozzati in precedenza.

Grazie a una scrittura per immagini (Piccolo ha lavorato in sceneggiatura per Nanni Moretti, Silvio Soldini, Paolo Virzì, Francesca Archibugi: cosa si vuole di più?), lo scrittore casertano induce al sorriso e colpisce in pancia. Il suo girovagare per le viscere umane è tragico e commovente, beffardo e impietoso. Un dato è certo: questo «animale che mi porto dentro» non lascia indifferenti e, una volta letto, ce lo si ricorda.

«L’animale che mi porto dentro», 2018, Francesco Piccolo, Einaudi, 2018, pag 228. Euro 19,50.

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