Ganz genau Bruno

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Era il più grande attore di lingua tedesca in circolazione. Lo era davvero. Lo era diventato sul campo. In trincea. Tra cinema e teatro. Tra la Svizzera e il resto del mondo

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Si chiamava Damiel. È stato un angelo. Lo è stato nel cielo sopra Berlino. Un angelo in piena crisi. Un angelo che voleva cambiare mestiere ed essere un uomo. Per amore di una trapezista. In una Berlino in bianco e nero. Poco prima che il muro venisse giù. Molto prima che qualcuno facesse il diavolo a quattro per costruirne un altro altrove.

È stato anche, lo è stato per molti, Fernando Girasole. In una storia d’amore, di pane e di tulipani. Fernando che è lì-lì per farla finita, sta per appendersi con una corda al soffitto, ma poi alla sua porta bussa Licia Maglietta. E allora tutto cambia. “Non vorrei sembrarle precipitoso, ma se ci dessimo del tu?”, le chiede a un certo punto. Roba da sciogliersi come neve al sole.

È stato perfino Adolf Hitler. Quando lui, in pratica, era già un uomo finito. Rinchiuso nel suo bunker poco prima che la storia lo bollasse per il folle psicopatico assassino che era. Poco prima che decidesse per il suicido. Ma questa volta per davvero. Era il più grande attore di lingua tedesca in circolazione. Lo era davvero. Lo era diventato sul campo. In trincea. Tra cinema e teatro. Tra la Svizzera e il resto del mondo.

Ma è morto nella notte tra venerdì e sabato a Zurigo. Aveva 77 anni. Si chiamava Damiel. Era stato l’amico americano ma anche il nonno di Heidi. Quello burbero, ma con un cuore tenero come il burro. E nel mondo dei sogni, di quelli fatti di celluloide, lo rimarrà per sempre. Un po’ nonno, un po’ angelo, un po’ demone. Uno svizzero capace di lasciare il segno, ma con discrezione. Senza strepiti, senza scalciare.

Ha solo seguito quella voce, quella vocina che gli parlava da dentro, di una passione esatta. Parole appena bisbigliate eppure assordanti, capaci di portarti a essere un attore. Perché sai. Perché senti di esserlo. Ed è un desiderio che va assecondato quello. Coltivato amorevolmente. Senza fretta. Come lo si fa con un seme che piano piano cresce e diventa quercia. La più forte e bella che tu abbia mai visto sul grande schermo.

Aveva recitato anche in Ticino, Bruno Ganz. Lo aveva fatto nel 1989 in un film di Villi Hermann. La storia era quella di un ex impiegato di banca che a un certo punto decide di fare una rapina. Bankomatt, il titolo. Fu presentato, neanche a farlo apposta, al Festival di Berlino. Proprio nell’anno in cui sarebbe venuto giù il muro. Esattamente trent’anni fa. Perché lui era così. Esattamente Bruno.

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