Giovani e fede: Dio è morto?

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Secondo le indagini del 2016 pubblicate dall’Ufficio federale di statistica, quasi la metà della popolazione svizzera crede in un Dio unico, in più divinità, o in una forza superiore. Un dato che fa riflettere e in un certo senso stupisce, soprattutto se si pensa al fatto che il nostro Paese proviene da un passato contadino, molto vicino ai valori cristiani. Sulla rossa bandiera vi è una croce bianca e la nostra Costituzione inizia con “In nome di Dio Onnipotente”. Eppure una persona su due crede ancora nell’esistenza di un essere superiore, una realtà ormai molto simile nel resto dei Paesi occidentali e sviluppati europei. E noi giovani? Di quale categoria facciamo parte? Per noi Dio è ancora vivo oppure è morto?

In questa situazione, un particolare stereotipo vuole che pochi giovani siano credenti, oppure che la spaccatura sia solo di carattere generazionale, fra genitori e figli, fra anziani e ragazzi, fra chi ha vissuto un’infanzia più tradizionalista e chi più progressista. Ma la verità è che si può individuare questa divisione pure tra i giovani stessi. Così, allo scopo di capire meglio come gli adolescenti e giovani adulti si trovino all’interno di questa realtà abbiamo deciso di intervistarne alcuni con delle semplici domande, per comprendere le loro opinioni a riguardo. Ci siamo presentati al Midnight Sports di Bellinzona e a un gruppo di giovani credenti del Luganese da dove abbiamo potuto raccogliere diverse opinioni.

Come prima quesito abbiamo chiesto ai giovani credenti se si sentivano a loro agio a parlare apertamente della loro fede; in diversi hanno risposto positivamente, mentre alcuni hanno precisato che dipende da con chi ne parlano, altri invece specificano che in certi ambienti come in classe o sul posto di apprendistato preferiscono non esporsi sulle proprie convinzioni religiose per timore di essere derisi dai colleghi.

La seconda domanda puntava a capire, secondo loro, quali sono le sfide per un credente al giorno d’oggi. La maggior parte ha risposto che è difficile vivere la fede e applicare i suoi principi in certi ambienti o situazioni. Un’altra sfida a loro giudizio è il non sentirsi giudicato, evitare di essere deriso o saper difendersi di fronte a certe battute (non per forza offensive), o provocazioni. Secondo loro lo sviluppo scientifico con tutte le risposte che ci dà al giorno d’oggi, mette sempre di più in dubbio l’esistenza di un entità superiore perciò diventa più difficile spiegare il loro credere e perché secondo loro esiste un Dio.

Nonostante tutto gli adolescenti ci confessano che non è difficile socializzare pur essendo credenti, e affermandolo lasciano quindi intendere che la loro fede non è un impedimento nel relazionarsi con altri giovani non per forza credenti.

Ai ragazzi atei invece abbiamo iniziato chiedendo in cosa credano: molti hanno risposto di fidarsi della scienza, mentre altri hanno affermato di credere negli spiriti, altri ancora hanno detto di essere agnostici.

La seconda domanda era mirata a capire se capitassero spesso delle liti tra i giovani credenti e non, tutti coloro a cui abbiamo fatto questa domanda hanno risposto che capita di dibattere sull’esistenza di un Dio ma non si giunge mai a litigare, alcuni ci hanno risposto che preferiscono ignorare la cosa. Tutti però ci confidano che quando un credente cerca insistentemente di convincerli sull’esistenza di Dio, si sentono irritati dalla sua insistenza nonostante abbiano chiarito il loro punto di vista.

Nella terza domanda gli intervistati dovevano spiegare perché non credono in un Dio, molti giovani rispondono che hanno bisogno di prove fisiche che confermino l’esistenza di Dio, altri hanno affermato che se Dio esistesse non permetterebbe le guerre (soprattutto quelle in suo nome), altri hanno risposto che se ci fosse un Dio non esisterebbero morti ingiuste come le vittime di conflitti, dei genocidi, di atti criminali o di bambini subito dopo la nascita o nel grembo materno.

In seguito, abbiamo chiesto a tutti gli intervistati credenti e non credenti, di esprimere un loro parere personale.

I giovani religiosi hanno affermato che questa per loro è una realtà piena di sfide, in cui è difficile distinguersi e non sentirsi giudicati, o che molte persone ormai siano credenti soltanto per tradizione. Nonostante queste affermazioni affermano di trovarsi in un ambiente molto tollerante, dove hanno la libertà di esprimere la loro fede, una realtà che non è sempre la stessa per tutte le regioni del mondo. Hanno pure affermato che bisogna aver rispetto e accettazione delle opinioni altrui e che ci sia bisogno di più amore, in un mondo che ai loro occhi diventa sempre più egoista e crudele.

I giovani atei o agnostici invece dicono che il credere o non credere è una scelta di vita da rispettare, molti hanno fatto notare che può esserci un conflitto tra generazioni che ormai fa parte della realtà di oggi, così come i dibattiti con i loro coetanei sul tema. Alcuni adolescenti hanno risposto di non sapere dove identificarsi, e non sapere se sia meglio credere in un essere superiore o in un Dio, piuttosto che non crederci affatto. Nonostante le differenti opinioni tutti i giovani intervistati credenti e non hanno risposto che questa è una realtà con un futuro nuovo e incerto, affermano quindi che c’è bisogno di rispetto, intelligenza, uguaglianza, tolleranza, amore, e meno egoismo.

Con questa intervista si nota dunque che i giovani sono coscienti di questa nuova realtà, e tutti si rendono conto che per convivere gli uni con gli altri senza offendere o ripudiare le opinioni delle altre persone bisogna avere una mentalità aperta e rispettosa nei confronti degli altri.

In conclusione si vede dalle opinioni espresse dagli adolescenti e giovani adulti che questo è uno tra molti temi che nella loro vita hanno un ruolo importante sia a livello personale che sociale. I giovani dimostrano di essere consapevoli di vivere in una realtà nuova, e di conseguenza di avere davanti a loro un futuro con una situazione incerta ed interessante, un futuro che è nelle loro mani. Si può pure dire che Dio non è morto e che rimane nei cuori e nelle menti di vari giovani svizzeri ma anche nel resto del mondo.

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