Grazie Matteo, te che sei un Pelli…

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Matteo Pelli, l’attuale direttore di TeleTicino, nei giorni scorsi è tornato a fare quello che gli riesce meglio. Non ci sono dubbi. Lui è uno che buca. Sa il fatto suo. E di fronte alla lucina rossa di una telecamera non ha granché da temere. Perché lui, dopo anni di RSI e un botto di ore di diretta, potrebbe condurla anche viaggiando a fari spenti nella notte, una trasmissione tivù. O quasi.

Fatto sta che il giorno dopo la sua rentrée televisiva in grande spolvero con “Sotto a chi tocca” e una diretta durata dieci-ore-dieci in cui ha saputo duettare con consiglieri di Stato, deputati in cerca di una conferma politico-esistenziale e soldati semplici mandati allo sbaraglio dai loro generali, tutti gli applausi e gli elogi del caso erano soprattutto per lui. Per il copione perfetto e le doti da gran domatore nazionalpopolare. Insomma pacche sulle spalle per tutti. O quasi.

Unico neo, il solito socialista rompicoglioni che, con la salivazione azzerata, prima ha dato del raccomandato al Pelli e, non pago, denunciando la “mescolanza” di poteri tutto nostrano, alla fine se l’è presa nientemeno che col presidentissimo del network cantonticinese. Filippo Lombardi. Reo di essere una specie di Berlusconi locale, vista la carica politica che ricopre a livello federale. In pieno conflitto d’interessi. O quasi.

Sì, al punto che il povero presentatore, colto evidentemente un po’ alla sprovvista, ha immediatamente fatto quadrato e preso d’ufficio la difesa del Lombardone. “Ti assicuro che – posso parlare liberamente – è uno che non interferisce in niente e che fa molto bene il suo lavoro. (…) Non è giusto parlare di Lombardi – voglio dire – non è il momento qui, non è la sede per parlare di Lombardi”. A dargli manforte il coretto di “A casa!” condito da un “Buffone!” piovuto, o quasi, dagli spalti.

A seguire – e non sembra vero doverlo scrivere – a tessere le lodi dello show, “non si era mai vista una trasmissione di questo tipo e di questa qualità nel panorama televisivo ticinese” alcuni leghisti accorsi alla spicciolata in soccorso della comune decenza politica. Uno su tutti, tale Antonio Caggiano (forse anche detto Totò, chissà) che se n’è uscito dicendo che “la sinistra ha dato dimostrazione di non sapere dialogare senza insultare e denigrare gli interlocutori”. Roba da commedia dell’arte. O quasi.

Ma quando sulla scena politica è arrivato il Nano si è forse presentato come un lord inglese? Bignasca non strepitava e sbraitava paonazzo berciando senza rispetto contro questo e quello? “Serve sempre grande riguardo nei confronti delle persone e delle istituzioni”, aggiunge bello papale-papale il Caggiano. E Il Mattino (non il quotidiano napoletano, non quello, caro Totò) dove cribbio lo mettiamo? Che del rispetto e delle istituzioni se ne sbatte da sempre alla stragrande?

Un grazie però, al Pelli Matteo, va detto. Grazie mille. Perché io sabato sera c’ero. Ero lì a guardare. Mentre tu per dieci-ore-dieci come un aborigeno australiano cantavi il tuo piccolo pezzettino di terra. Che è anche un po’ la mia. Allibito di fronte a questa tua impietosa polaroid di un fazzoletto di mondo andato irrimediabilmente a male, tanto che il tanfo aleggia su tutti noi. Famiglia e rispetto. Coincidenza e attenzione. Affettabilità e salame cotto. Il pressapochismo e la pochezza di certi candidati e delle loro idee mi è sembrata davvero roba da tagliarsi le vene. Dal Pelli ho visto una banda di pugili suonati pronti a tutto, pur di avere i loro cinque minuti di celebrità. Pur d’arrivare a guadagnarsi una poltrona nel parlamento del bel Ticino. Bel Ticino, o quasi. Col rischio però di mettersi al tappeto da soli.

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