Il perdono di Yacobu

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Pochi giorni fa, in mezzo a storie di ordinario razzismo, avevamo raccontato quella di Yakobu Ibrahim, il cinquantaduenne di colore, mediatore culturale, aggredito a Napoli da dei ragazzini. Stavolta non aggiungiamo amarezza all’amarezza, ma vediamo una strana luce in fondo al tunnel.

Una luce alla quale non siamo abituati, che ci scalda per una volta. È come guardare in fondo al pozzo e all’improvviso alzarlo sguardo verso il sole. Ecco cosa scrivevamo solo due giorni fa:

“ (…)Yakobu ha 51 anni, da 28 vive in Italia, ha due figlie al liceo. Yakobu lavora in una ASL di Napoli come mediatore culturale, l’altro giorno è stato aggredito da una baby gang, che da tempo lo aveva preso di mira, con dello spray urticante. (…)

“Mi hanno accerchiato, spruzzato lo spray urticante direttamente negli occhi e io non sono riuscito a reggermi in piedi. Sono caduto come un pezzo di legno, ho perso tutta la forza, non capivo più niente, non vedevo più nulla. Sentivo solo loro che continuavano a ridere e a ronzarmi intorno con i motorini.” (…).” (leggi qui)

La polizia non ci ha messo molto a beccarli, quei ragazzini del rione Sanità, 13 e 10 anni, cresciuti in un ambiente dove il dileggiare i deboli, i malati, gli immigrati è l’abitudine. Yacobu deve essere uno di quei pirloni buoni, che vedono il bello sempre ovunque, lui non credeva a un’aggressione di stampo razzista.

Quando la polizia li ha trovati, Yacobu ha detto che li voleva incontrare, voleva capire, con la promessa, questo non lo sappiamo ma possiamo supporlo, di ritirare la denuncia.

È quello che è successo, “non siamo una baby gang” gli hanno detto i ragazzini, al commovente incontro che è seguito. I due si sono scusati e hanno regalato un disegno a Yacobu.

Un disegno, come quelli che fanno i tuoi figli per la festa del papà, quelli che ti commuovono. Yakobu ha fatto quello che ha imparato come mediatore culturale, ha ascoltato, ha cercato di capire. Yacobu per il suo lavoro frequenta le parrocchie e i preti, affronta storie di disperati ogni giorno, e ha deciso che la pace era un’arma molto più forte della denuncia. E siamo convinti in fondo anche noi tutti, che un gesto così valga migliaia di cattiverie, di insulsi tormenti di ogni giorno. Forse il mondo ha guadagnato due soldatini della pace in più, o forse quei due scugnizzi continueranno ad essere mariuoli, non lo sappiamo, ci piace però pensare che quando incontreranno Yacobu o un’altro africano, magari sorrideranno invece di accigliarsi.

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