In memoria di Modesta Valenti, simbolo degli ultimi.

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Al binario 1 della stazione Termini a Roma campeggia una targa con scritto:

“In memoria di Modesta Valenti

anziana senza dimora

simbolo delle persone che vivono per strada

morta in questo luogo il 31 gennaio 1983

la città di Roma la ricorda

perché nessuno muoia più abbandonato”

La targa, posta dalla Comunità di Sant’Egidio e dalle Ferrovie dello Stato, è in onore di una donna italiana di 71 anni che si spense a Termini 36 anni fa.

Modesta Valenti era una donna speciale. Nata a Capodistria, oggi Koper in Slovenia, era una profuga come tutti gli italiani d’Istria nel Dopoguerra. Era abituata ad essere sempre in marcia – chissà quale era stato il percorso che l’aveva portata a Roma – ed era anche avvezza agli imprevisti che a volte si accaniscono sulle nostre vite stravolgendole. Non si sa come né quando, ma a un certo punto Modesta perse tutto. Non ebbe più famiglia, amici, soldi e casa. La strada divenne la sua casa. Iniziò a dormire dove capitava, ma in inverno prediligeva la stazione Termini, perché coperta e al riparo dal vento e dalla pioggia che nella stagione fredda si abbattono anche in una città solitamente mite come Roma.

Modesta era, come si diceva prima che il linguaggio politically correct si imponesse, una barbona. E, come tale, non possedeva nulla se non qualche coperta o dei cartoni per dormire. I viaggiatori a Termini, sempre di corsa per non perdere il treno, non la degnavano di uno sguardo o forse di un’occhiata distratta, tornando subito dopo al pensiero del loro viaggio e delle coincidenze. Forse qualcuno le portava da mangiare, di sicuro in pochi si fermavano a farle una carezza.

Modesta era sola. Il 31 gennaio, nei gelidi giorni della Merla, Modesta si sentì male. Qualcuno se ne accorse e chiamò un’ambulanza. Gli operatori però si rifiutarono di toccarla, perché l’anziana era molto sporca e aveva i pidocchi. I barellieri si rifiutarono di caricarla in ambulanza, seguirono 5 ore di rimpalli tra il 118 e i Servizi Sociali e alla fine Modesta morì, tra i viaggiatori che correvano verso il loro treno e gli operatori sanitari e sociali disgustati dalla sua sporcizia. Il giorno dopo i giornali diedero la notizia del decesso di una “barbona non identificata” alla stazione Termini. Passarono nove mesi prima che si potesse dare un nome a quel corpo povero e sudicio e che potessero essere celebrati i suoi funerali.

Modesta fu trattata in vita e in morte come uno scarto, un essere dal quale allontanarsi, troppo povera e troppo sporca per potersene prendere cura. Il 118 e i Servizi Sociali non si affrettarono a prestarle soccorso, perché una vita come quella di Modesta, ultima degli ultimi, non vale la pena salvarla.

Modesta, però, non è morta invano. Il suo sacrificio ha provocato un senso di vergogna e ispirato molte iniziative. La Comunità di Sant’Egidio, che all’epoca era solo un piccolo gruppo di volontari, dopo la sua morte ha iniziato i “giri del martedì”, ossia la distribuzione di panini e bevande calde, coperte e chiacchiere ai senzatetto in tutte le stazioni di Roma. Pochi anni dopo, la Comunità aprì la mensa in via Dandolo a Trastevere, che oggi serve pasti a 600 persone al giorno, e inaugurò i primi alloggi per senzatetto. Ogni anno, poi, viene organizzata una messa in memoria di Modesta con a seguire un pranzo per 500 persone.

Il nome di Modesta, inoltre, è stato usato al comune di Roma per intitolare la prima via fittizia per i senza fissa dimora. I senzatetto, grazie a normative statali e comunali, possono eleggere la loro residenza in “via Modesta Valenti”, strada che non esiste in realtà, ma che permette loro di iscriversi all’anagrafe e di usufruire di servizi sanitari e welfare. Eleggere la residenza in “via Modesta Valenti” sarà necessario anche per poter percepire il futuro reddito di cittadinanza.

Tuttavia, dopo Modesta centinaia di senzatetto sono morti e molti continuano a morire soprattutto in giorni di freddo invernale. Troppa indifferenza esiste ancora nei confronti di chi è in difficoltà. Per questo è necessario più impegno per evitare che simili tragedie si ripetano. Dobbiamo far sì che le parole scolpite sulla targa e dedicate a Modesta non siano vuote e retoriche, ma diventino realtà. Perché nessuno sia più considerato uno scarto della società.

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