La pericolosa ignoranza di Ghiringhelli

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“O Maria, ***** ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’Altro, uno dei più vicini.” La Bibbia? No, il Corano. Ecco perché Ghiringhelli vi prende per il naso.

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Leggendo le affermazioni di questi giorni da parte di Giorgio Ghiringhelli e prendendo atto della sua sgangherata iniziativa contro le preghiere pubbliche, affossata anche dalla maggioranza del suo stesso partito, emerge un certo senso di sorpresa. Non tanto per l’ignoranza sull’argomento Islam, ahimé assai diffusa alle nostre latitudini, ma quanto soprattutto per il fatto che Giorgio Ghiringhelli abbia viaggiato in terre islamiche e dovrebbe avere quindi maggiori nozioni nel campo. Sicuramente ha ragione quando esprime preoccupazioni per il fondamentalismo islamico e manda appelli ai “musulmani di buona volontà”, come li chiama lui. Il fondamentalismo islamico è una piaga, un cancro per l’Islam e soprattutto per quei musulmani, che sono la stragrande maggioranza e che seguono correttamente l’Islam. Correttamente, appunto.

Ghiringhelli dovrebbe avere la bontà di informarsi meglio sugli argomenti a proposito dei quali si ritiene conoscitore, senza accusare un imam di eccedere con l’alcool (la qual cosa è un’illazione assai grave se rivolta ad una guida religiosa islamica). L’imam di Viganello Samir Radouan Jelassi (fautore del dialogo interreligioso, e membro della commissione federale Forum Islam) ha avuto la sola “colpa” di dire la verità, ribadendo quanto aveva già affermato nel 2012 in un’intervista al portale “Ticinolive”, ossia:

“Si può dire che ci sono dei versetti che suonano duri, ma è essenziale che essi non siano presi fuori dal loro contesto; infatti a volte sono interpretati male e usati per altri scopi (politici e demagogici). I musulmani combatterono molte guerre, così come i cristiani, e come gli ebrei. Il mio messaggio, il messaggio dei musulmani è: l’Islam è una religione di pace, il Corano è un libro di dialogo e di pace. Talvolta, bisogna ammetterlo, l’Islam è rappresentato male dai musulmani stessi e presentato male da certi mass media; e allora fa paura. È importante che si affermi un Islam equilibrato e moderato, tanto nella sostanza quanto nei toni.”

Cerchiamo quindi di far chiarezza, a beneficio di chi legge ed in modo particolare di Ghiringhelli stesso. Il 19 febbraio 2019, tra le varie accuse ed attacchi a Jelassi, Ghiringhelli cita la taqiyya* e la sura 3, non conoscendo evidentemente lo scopo della taqiyya né verosimilmente la terza sura.

Jelassi giustamente fa presente che l’intero Corano esalta la misericordia di Dio e la fratellanza tra i membri delle religioni rivelate. Infatti, per il Corano, gli ebrei ed i cristiani non possono essere definiti infedeli o miscredenti in senso stretto, perché la loro rivelazione proviene dalla stessa divinità infallibile e non può dunque essere falsa. E anzi, fu proprio per assurdo dalla conoscenza e dai rapporti commerciali tra Maometto e i cristiani e gli ebrei che l’Islam inizierà a distanziarsi dai politeisti della Mecca, con i quali poi farà la guerra. Nella sura 3 e nel resto del Corano, pertanto, gli infedeli non sono i cristiani e gli ebrei, bensì tutti coloro che non credono nel vero Dio (verso i quali sussistono comunque condizioni di protezione e tolleranza, secondo il principio coranico del “non offendere se non ti offendono”). La taqiyya, inoltre, è permessa solo in condizioni estreme laddove la propria vita è in pericolo e non per fingere amicizie, come implicitamente suggerisce Ghiringhelli. Peraltro, la maggior parte delle scuole sunnite non accetta il principio della taqiyya in quanto rinnegazione di Allah ed essa è più diffusa presso gli sciiti storicamente costretti spesso a mascherare la propria fede per salvarsi.

La sura 3, ironia della sorte, viene rivelata nel 631 in occasione di un incontro tra Maometto ed i delegati della comunità cristiana di Najrân, invitati da Maometto nella sua moschea per discutere insieme di alcuni aspetti comuni della Rivelazione. Ci sono prove di questa fratellanza tra musulmani, ebrei e cristiani nel Corano? A bizzeffe, e anche nella stessa sura 3, la cui analisi è sufficiente per comprenderlo. Qualche estratto:

“Ha fatto scendere [Allah] su di te il Libro con la verità, a conferma di ciò che era prima di esso. E fece scendere la Torâh e l’Ingîl (cioè le rivelazioni date da Dio a Gesù).” (v. 3)

E ha fatto scendere il Discrimine. In verità, a coloro che negano i segni di Allah [quindi non ebrei, cristiani, musulmani)], un duro castigo! Allah è potente e vendicatore.” (v. 4)

“No, per quelli che sono miscredenti, non basteranno i loro beni e i loro figli per metterli al riparo da Allah. Saranno combustibile del Fuoco. Come la gente di Faraone e quelli che vissero prima di loro! Avevano tacciato di menzogna i Nostri segni. Allah li ha colti nel peccato. Allah è severo nel punire.” (vv.10-11)

“Annuncia un castigo doloroso a quelli che smentiscono i segni di Allah, ingiustamente uccidono i Profeti e uccidono coloro che invitano alla giustizia.” (v.21)

“In verità, Allah ha eletto Adamo e Noè e la famiglia di Abramo e la famiglia di Imrân [padre di Aronne e Mosè), al di sopra del resto del creato” (v.33)

“Gli angeli lo chiamarono [Zaccaria] mentre stava ritto in preghiera nel Santuario: “Allah ti annuncia Giovanni, che confermerà una parola di Allah, sarà un nobile, un casto, un profeta, uno dei devoti”. (v.39)

“Quando gli angeli dissero: “O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’Altro, uno dei più vicini. Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti. Ella disse: “Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata?”. Disse: “È così che Allah crea ciò che vuole: “quando decide una cosa dice solo Sii”, ed essa è. E Allah gli insegnerà il Libro e la saggezza, la Torâh e il Vangelo.” (vv.45-48)

Si potrebbe allungare notevolmente questa lista di prove: forse ci sarà occasione in un secondo tempo. Ghiringhelli tuttavia in precedenza, ed è fatto ancora più grave, menzionava, unitamente a Tiziano Galeazzi che una volta in più non è riuscito a cogliere l’opportunità per stare zitto, la preghiera islamica come mezzo per propagare odio e discriminazione, appoggiando la sua “argomentazione” sui versetti 6-7 della sura 1, “l’aprente”.

“Guidaci sulla retta via, la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che [sono incorsi] nella [Tua] ira, né degli sviati.”

Questi versetti non incitano ad alcun odio confessionale o discriminatorio: semplicemente, in modo del tutto simile al Vangelo, il credente chiede a Dio di mantenerlo sempre sulla retta via, di non indurlo in tentazioni e di compiere la volontà di Dio, per poter assurgere al regno di Dio dopo la morte. Ciò fa parte del “grande jihad”, cioè della lotta interiore che ogni musulmano è chiamato a fare per comportarsi rettamente.

Sarebbe davvero interessante quindi capire come mai Giorgio Ghiringhelli ha fallito nella comprensione di questi aspetti, data la sua esperienza di vita in Africa e considerando l’attenzione che “Il Guastafeste” dedica volentieri all’Islam. Se si vuole scegliere un nemico per la nostra società, e per quella islamica, esso è il “radicalismo islamico” degli jihadisti (altro termine dottrinalmente improprio) : capendo questo, senz’altro Giorgio Ghiringhelli potrebbe essere un prezioso aiuto nella difesa della nostra società e delle comunità sane che la abitano, anche musulmane, e sarebbe apprezzabile da parte sua l’umiltà di scusarsi e di ammettere gli errori di valutazione compiuti.

P.S.: colui che vi scrive è un cristiano praticante: non vi è quindi nessuna “difesa di parte”. A scanso di equivoci.

* taqiyya indica, nella tradizione islamica, soprattutto in quella sciita, la possibilità di nascondere o addirittura rinnegare esteriormente la fede, di dissimulare l’adesione a un gruppo religioso, e di non praticare i riti obbligatori previsti dalla religione islamica (ad es. la Ṣalāt) per sfuggire a una persecuzione o a un pericolo grave e imminente contro sé stessi a causa della propria fede islamica. Il fine consiste nel non destare sospetti, simulando un atteggiamento accondiscendente e non antagonista, all’interno di una comunità ostile verso il singolo credente o l’intera comunità. Il termine arabo è traducibile in italiano come paura, stare in guardia, circospezione, timore di Dio, santità, ambiguità o dissimulazione, menzogna.

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