La profezia dell’Armadillo

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Chiunque si interessi al mondo dei fumetti, sa che non si sa mai cosa aspettarsi dagli adattamenti televisivi, soprattutto quando si parla di temi più complessi di dinamiche Buono/Cattivo tra supereroi.

“La profezia dell’Armadillo” è una locuzione inventata dal fumettista romano Zerocalcare, che è anche il titolo di una delle sue opere. Per chi non lo conoscesse, Zero, come si fa chiamare, è un ragazzo di Rebibbia, uno dei quartieri anonimi e spogli della periferia romana, in cui il disagio e il degrado urbano sono vissuti con sarcasmo e sufficienza. Il film, traduzione tutto sommato abbastanza accurata del fumetto (nonostante metta le mani avanti dichiarandosi una “libera interpretazione”) riesce a incanalare i sentimenti espressi su tavola anni prima.

Diretto da Emanuele Scaringi, il film ci porta a conoscere il protagonista, le sue paranoie e i suoi mille vizi e abitudini. le giornate scorrono apparentemente tranquille, in compagnia dell’amico “Secco”, persino più ambiguo e facinoroso di Zerocalcare stesso. La scossa in questa vita magistralmente dipinta come peculiarmente ordinaria arriva con la notizia della morte di Camille, studentessa francese e primo inconscio amore del protagonista ai tempi delle medie.

È qui che inizia a svolgersi la vera storia; al protagonista sarà richiesto di affrontare gli spettri del suo passato, di ripercorrere l’innocenza di un vissuto che ai tempi sembrava totalmente sereno e normale. Il tutto coadiuvato dall’Armadillo, una creatura con le sembianze di un enorme armadillo antropomorfo che l’immaginazione di Zero ha creato per dare una voce ai suoi pensieri e alle sue mille idiosincrasie. Allo stesso tempo un compagno e sostegno, così come un’espressione dei blocchi del personaggio, un costante ricordo di ciò che non deve essere affrontato, in base alla celebre metafora “uscire dal guscio”.

Film bello, fumetto ancora migliore per chi fosse in grado di metterci sopra le mani. in ogni caso, consiglio entrambi.

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