La razza pura di Orban

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Chi irride alle persone che parlano di ritorno al fascismo e al nazismo, dovrebbero spiegarci come leggere certi segnali spaventosi e indegni di un Paese moderno. Segnali che urlano come sirene antiaeree e che ripercorrono tristi pagine della nostra storia recente.

“L’immigrazione” (quasi inesistente in Ungheria) vuole trasformare l’Europa cristiana in una minoranza.” Queste le recenti parole del premier ungherese Victor Orban. Come se la migrazione in se stessa avesse una coscienza, come se chi attraversa il mare o le montagne dei Balcani a piedi lo facesse seguendo un disegno prestabilito. Eppure l’Ungheria è tra i Paesi del gruppo di Visegrad, che alla faccia delle amicizie salviniane non si è preso nemmeno un immigrato in casa.

Victor Orban risveglia le pagine più oscure della storia, pagine che gli stessi ungheresi dalla memoria cortissima hanno vissuto sulla loro pelle prima col nazismo e poi con la dominazione sovietica. La ricetta di Orban, amicone di Salvini e Trump, è quella di fare figli. Come durante il Nazismo o il fascismo, la donna del popolo deve cominciare a sfornare figli per gli eserciti o, nella mente bacata di Orban, per contrastare un’ondata d’immigrazione che non esiste, soprattutto nel suo Paese.

“In tutta Europa ci sono sempre meno bambini e la risposta occidentale a questo è la migrazione. Vogliono fare entrare tanti migranti quante sono le mancate nascite, in modo da fare quadrare le cifre. Noi ungheresi la pensiamo diversamente. Invece che solo numeri, vogliamo bambini ungheresi”. 

La solita storia sulla sostituzione etnica, ormai portata avanti come un mantra dalle destre sovraniste europee. Una teoria del complotto che ha radici profonde e che ha un notevole seguito anche tra i gilet jaunes francesi.

Dunque le donne ungheresi che faranno almeno quattro figli non pagheranno mai un’imposta sul reddito e le nuove famiglie potranno chiedere un prestito di 30’000 euro a tasso zero. Bello, vero? Tutto ciò per difendere la “razza” ungherese.

Razza ungherese che racchiude in sé secoli di migrazioni e fusioni tra popoli slavi e asiatici.

Nel frattempo, ignorate dalla politica e dai media, continuano le proteste contro la “legge schiavista”, che il parlamento ungherese ha appena varato a dicembre e che permette ai datori di lavoro di chiedere 400 ore annuali di straordinario e di poterne dilazionare il pagamento su tre anni. Il popolo ungherese, come quello italiano, finisce per farsi fregare anche lui con la storia dell’immigrazione, mentre il suo governo smantella diritti e vantaggi acquisiti in passato. A questo punto si può solo dire con grande amarezza: chi è causa del suo mal pianga se stesso.

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