M5S, storia di una caduta

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La vicenda che coinvolge Giulia Sarti, parlamentare del Movimento 5 Stelle e presidente della commissione Giustizia, è l’ennesima tegola su quella che si può ormai definire l’ex prima forza politica del Belpaese. La Sarti, beccata a tenersi i soldi che, come da regola del Movimento, avrebbe dovuto restituire, aveva denunciato l’ormai ex fidanzato accusandolo di averle sottratto quelle somme. Peccato che non ci fosse niente di vero, come testimoniano le chat fra i due in cui la giovane deputata sostiene che il capo della comunicazione, Rocco Casalino, le avrebbe chiesto di denunciarlo per “salvare la faccia”. Immediate le dimissioni della Sarti dalla presidenza della commissione Giustizia (il che fa un po’ ridere già di suo) e l’autosospensione dal Movimento, con Di Maio che si schiera per l’espulsione.

L’ennesima tegola, dicevamo, in un quadro di generale e costante declino, per non dire caduta libera: prima in Abruzzo, poi domenica in Sardegna, il dato elettorale, pur se da contestualizzare a livello regionale, certificano la netta perdita di consensi del M5S, già paventata in vari sondaggi che attribuiscono ai grillini un 22% (anche se in risalita di mezzo punto). Ben lontano, insomma, dal 32% delle elezioni di quasi un anno fa.

Troppe le giravolte dei grillini rispetto ai principi più volte sbandierati pubblicamente, dal NO al processo a Salvini alla regola del massimo di due mandati consecutivi, che ora torna in discussione a livello locale. Troppe le promesse non mantenute, dalla chiusura della velenosa ILVA di Taranto al gasdotto Tap in Puglia. Troppe gaffe (vero, Toninelli?), troppa improvvisazione, troppe persone a occupare posti di potere per cui non sono minimamente preparati (citofonare Laura Castelli): il mantra del “sono stato eletto quindi sono bravo”, insomma, inizia a non funzionare più.

E in tutto questo, a gongolare è solo Matteo Salvini, il graziato dalla Rete, che ormai detta da solo l’agenda di governo scalzando, nei fatti, il debolissimo premier Conte, e costringendo i 5 Stelle a rincorrerlo politicamente e mediaticamente. E i numeri sono impietosi: a fronte della caduta libera del Movimento 5 Stelle, la Lega ha raddoppiato i suoi consensi. Il matrimonio di convenienza con la Lega, pur di andare al Governo, si è probabilmente rivelato un boomerang per il Movimento, che, spostandosi inevitabilmente a destra per sostenere l’alleato di governo, ha da un lato perso parte dei voti “di sinistra”, dall’altro, di fatto, spinto gli elettori a votare l’originale anzichè la brutta copia.

Ai 5 Stelle, in previsione delle elezioni europee di maggio, resta da giocare solo l’ultima carta, quel reddito di cittadinanza caposaldo del programma elettorale grillino la cui implementazione, di principio condivisibile, procede tuttavia a mozzichi e bocconi, fra una correzione di qua e una rettifica di là, e i duri giudizi della Commissione Europea. Sarà abbastanza per tenere botta, di fronte all’avanzata leghista? O assisteremo all’ormai annunciata, e quasi inevitabile, crisi di governo, con Salvini che, a percentuali ribaltate, tenterà la fuga solitaria prendendosi tutto il centrodestra, sostenuto dal redivivo Berlusconi e da Giorgia Meloni?

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