Nazi: c’è poliziotto e poliziotto

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C’è poliziotto e poliziotto, c’è sensibilità e sensibilità, e di conseguenza, ci sono diverse interpretazioni, a livello di legge, di ciò che è opportuno e cosa no.

Parliamo del licenziamento di un poliziotto ginevrino a causa delle sue simpatie naziste.

L’uomo aveva intercorso ricorso al tribunale di Ginevra, ma si è visto in questi giorni sconfessare anche dal Tribunale Federale. Niente da fare, licenziamento confermato.

Black Hussar, l’ussaro nero, così si faceva chiamare sui social il simpatico neonazi in divisa, in ricordo del corpo di cavalleria degli ussari e della morte prussiana. Il licenziamento e la fine del rapporto di servizio era più che giustificato, a detta dei due tribunali:

“non si può imporre allo Stato di mantenere nelle sue forze di polizia un funzionario che faccia conoscere pubblicamente il suo rifiuto dei valori fondamentali per i quali, come da giuramento prestato, dovrebbe essere garante.”

Ed è proprio qui il punto. Tutti si ricordano del sergente Imperiali, smascherato dal nostro portale, sergente con dichiarate simpatie fasciste e con tendenze antisemite (leggi qui). Bisognerebbe ricordarlo a Norman Gobbi, che evidentemente la pensa diversamente rispetto ai colleghi ginevrini, ritenendo che questi “valori fondamentali” non siano poi così importanti in Ticino.

Il nostro sergente non solo non era stato licenziato, cosa che sinceramente non avevamo chiesto nemmeno noi, ma era recentemente pure stato promosso (leggi qui). Un taja e medega in salsa tutta ticinese, un minimizzare dei fatti che sono in realtà molto più pesanti e perniciosi.

Perché sono, purtroppo, proprio i ginevrini a spiegarci, in quella sentenza, perché gente così non può vestire la divisa. Ed evidentemente i romandi hanno più in chiaro di noi perché è inopportuno che un poliziotto che posta immagini di adunate naziste o manganelli e inni di estrema destra fascista non sia al posto giusto. Ma noi stiamo in Ticino, una piccola patetica repubblica delle banane, dove tutto e lecito, dove si chiude un occhio, dove si raccomanda il figlio e si prendono gli appalti sottobanco.

Ma la cosa che lascia perplessi è il tenore delle immagini postate, molto velate e subliminali quelle del poliziotto ginevrino (la bandiera della repubblica di Weimar, la foto di Hitler da bambino)

In confronto a quelle smaccate ed esplicite e virulentemente violente del poliziotto ticinese

Questa sentenza del nostro svizzerissimo Tribunale Federale stabilisce come dovrebbe comportarsi una società civile, democratica e con chiari valori etici, una questione ovvia per i romandi vicini alla Francia che nei secoli è stata faro dei lumi e delle rivoluzioni che hanno portato alle società odierne. Questo evidentemente non è il caso del nostro Cantone e del capo del dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Noi seppelliamo, nascondiamo, facciamo finta di non capire. Facciamo finta che tutto cambi, per poi non cambiare mai niente…

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