Non dimenticatevi di noi

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Dopo il pesante attacco sotto cui versano le tribù indigene dell’Amazzonia brasiliana nell’era di Bolsonaro, anche le ultime popolazioni europee ancora legate alla loro terra natìa e alle vie antiche,sono minacciate dall’assenza di scrupoli di industriali e altri seguaci del capitale.

Assieme agli irlandesi di stirpe gaelica e ai komi, samoyedi e circassiani di Russia, i sami (anche conosciuti come lapponi) sono una delle ultime popolazioni indigene europee ancora relativamente integre. Per via del clima della loro fredda e aspra dimora nell’estremo nord della penisola scandinava, le genti Sami vivono ancora una vita seminomade, impegnati soprattutto nell’allevamento delle renne e ancora fieri della loro solida identità culturale.

Nonostante l’esistenza di un parlamento Sami in Finlandia, Svezia e Norvegia, con lo scopo di tutelare gli affari di questi popoli così isolati, lo spettro dell’industrializzazione da tempo cerca di allungare le mani sulle risorse dell’Artico europeo, spesso rallentato più da questioni geografiche che non politiche. Ma oggi, anche questo ultimo bastione del legame umano con la terra rischia di cadere, sotto i colpi del ministro dell’industria Norvegese Torbjoern Roe Isaksen, guarda caso membro di una coalizione di centrodestra.

A detta di numerosi attivisti e politici Sami, il piano per una nuova enorme miniera di rame nei pressi del punto geograficamente più a nord dell’Europa continentale minaccia di danneggiare gravemente i ritmi di pascolo delle renne, sanciti prima della venuta dell’uomo e da secoli fonte del sostentamento degli indigeni lapponi. Le preoccupazioni Sami includono inoltre, come detto dall’attivista Nils Mathis Sara, un aumento del turismo e relativo comportamento sconsiderato da parte di turisti e bracconieri, nonché il timore di vedere scarti industriali versati nell’acqua di quei fiordi da cui la sua gente trae nutrimento da secoli.

Altre comunità di allevatori artici in Alaska, Canada e Russia hanno fatto eco ai timori Sami, aggiungendo che questi stili di vita sono già sufficientemente minacciati dal riscaldamento globale (la temperatura artica è salita di due gradi Celsius dai tempi preindustriali, a un ritmo due volte superiore alla media mondiale) e trivellazioni petrolifere.

Di controcanto Isaksen, facendo sfoggio della classica empatia per le minoranze dei partiti liberal-conservatori, non ha fatto menzione delle proteste Sami, asserendo unicamente che il progetto (in cui l’azienda minerale artica norvegese NUSSIR pianifica di investire oltre 90 milioni di euro) porterà lavoro e investimenti alla piccola municipalità di Kvalsund, un paesello dalle case variopinte di appena 1000 abitanti.

Il progetto, approvato nel 2012, ha subito una fase di stallo in attesa di una serie di permessi, e ora sembra pronto a partire. I Sami, per cui purtroppo le speranze sono poche, si dichiarano determinati a passare alle vie legali qualora le loro rivendicazioni dovessero passare inascoltate.

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