Sandro Ruotolo e la coscienza di Salvini

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Sandro Ruotolo è sempre sembrato un personaggio dei fumetti. Con quei baffoni improbabili mi ricordava i fratelli Dupont e Dupont, personaggi immaginari dei fumetti di Tintin, due poliziotti in bombetta con appunto quei baffi a scopettone, che sembra facciano scomparire la bocca.

Ma la bocca Ruotolo ce l’ha, e l’ha dimostrato negli anni con le sue inchieste giornalistiche, agli esordi al Manifesto, poi in RAI sui vari telegiornali come corrispondente da Napoli. Ma è il suo binomio con Michele Santoro che lo rende famoso. La sua aria tranquilla, paciosa e seria, danno l’impressione di affidabilità.

E Ruotolo è affidabile, serio e minuzioso, cerca, rovista, dà fastidio, come Santoro peraltro.

Sandro ha un fratello gemello, Guido, che lavora per La Stampa, e una sorella, Silvia, vittima innocente della camorra. Quanto questo abbia reso più minuzioso e ostinato il suo lavoro di mastino dell’informazione non lo sappiamo, ma possiamo supporlo.

In questi giorni, il ministero dell’Interno, quello guidato da Salvini, gli ha tolto la scorta. Si, perché Ruotolo aveva la scorta per via delle minacce di quella camorra che gli ha ammazzato Silvia. Perché le sue inchieste per i guappi campani sono troppo fastidiose.

Lo stesso Di Maio, napoletano pure lui, sa che con queste cose non si scherza:

“…Per me è assurdo, se Sandro non corre pericoli lo devono stabilire i tecnici, se invece è stata fatta una scelta imprudente, Sandro merita di nuovo la scorta…”

Nel frattempo però, il suo amico Salvini Matteo, quello che decide se la gente la scorta la deve avere, gliel’ha tolta. È ovvio, è l’avviso, proprio in stile mafioso, a Roberto Saviano, spina nel fianco per il Ducetto leghista: stai attento, il prossimo potresti essere tu. Un modo di agire che dovrebbe far vergognare non solo l’Italia, ma l’Europa tutta, perché qui non sono solo parole, sono atti che possono portare alla morte delle persone.

Anche il presidente della commissione antimafia Morra ha dichiarato “bisogna proteggere i giornalisti esposti”. E sì, perché senza di loro, gli impuniti proliferano, crescono come muffe, se togliamo le voci contro, quelle che smascherano, nessuno illumina la strada per far sì che i topi scappino nell’ombra. Federica Angeli, altra giornalista protetta dallo “Stato”, ha amare parole:

“Che lo Stato, questo Stato in particolare, possa scaricare chi lotta contro la mafia, davvero non mi stupisce. Oggi tocca a Ruotolo, domani a un altro di noi cronisti”

Donne e uomini morti che camminano, condannati in contumacia in attesa di una pallottola che forse arriverà e forse no. Ruotolo ha indagato sulla terra dei fuochi, sui veleni nascosti di Napoli, e Pasquale Zagaria gliel’ha giurata. Sotto scorta dal 2015, ora Ruotolo gira nudo, con l’unica protezione i suoi baffoni. Noi speriamo che quei baffi siano d’acciaio e che non succeda nulla. E se sperate che la sua eventuale morte possa pesare sulla coscienza di Salvini, ricredetevi, Salvini una coscienza non ce l’ha, ne sanno qualcosa i corpi che si agitano sui fondali del Mare Nostrum.

E se credete che sia cosa da poco, immaginatevi Sandro Ruotolo, indagatore di camorra, con la sorella uccisa dalle pallottole di quei farabutti, alzarsi ora ogni mattina senza sapere se ci arriverà a sera. Immaginatelo con noi mentre apre gli occhi, e vede il soffitto della stanza, mentre beve i caffè e mette la giacca, mentre esita prima di aprire la porta e si sforza di non guardarsi intorno, perché non servirebbe a nulla. Immaginatelo.

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