«Stella»amore e tradimento in una Berlino come…Orano

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Cominciamo dalla fine. Al suo funerale, nel 1994, nessuno dei suoi 5 mariti era presente. E nemmeno Yvonne, la sua unica figlia. Stiamo scrivendo della protagonista di «Stella», il nuovo romanzo di Takis Würger, giornalista investigativo nelle cui mani sono arrivati frammenti di una storia accaduta nei primi anni Quaranta a Berlino. Stiamo scrivendo di Kristin ma anche di Stella. Donna bellissima, affascinante e dai numerosi talenti. Per dirla con le parole del suo spasimante, il giovane svizzero che da Ginevra l’ha seguita a Berlino: «lei sapeva recitare in tanti ruoli: la modella nuda, la cantante, la bellezza quando era distesa nella vasca da bagno, la penitente, la bugiarda, la vittima e la colpevole: Stella Goldschlag, la donna predatrice, la mia donna».

La storia di questa donna dai due nomi è un affascinante condensato di amore e tradimento, lealtà negate e voragini interiori inenarrabili.

La protagonista è costretta a una scelta che nessuno vorrebbe mai dover fare: accettare di denunciare gli ebrei nascosti in città condannandoli alla deportazione (quindi alla morte), di incarnare quindi il ruolo della spia, oppure condannare a morte i propri genitori? Un ricatto negli affetti che dilania anche il lettore, per tante pagine. 
Incredibile, addirittura inimmaginabile? Eppure Stella ha continuato in questa sua feroce attività (la caccia agli ebrei) anche dopo la morte ad Auschwitz dei suoi genitori.

Com’è possibile? E perché? E qui esplode, indiscussa, la bravura del giovanissimo Takis Würger, classe 1985, già noto ai lettori di tutto il mondo grazie al precedente romanzo «Der Club», del 2017.

Infatti, questo dramma individuale, ma dalle tremende ricadute sociali, viene narrato attraverso la tormentata storia d’amore fra Stella e il già citato giovane ginevrino, a sua volta portatore di una originale situazione: è figlio di una madre orgogliosamente nazista, di un padre ebreo (peraltro ricchissimo) e si trova censurato nelle ambizioni artistiche perché portatore di un grave handicap per un pittore: non riconosce i colori. Il tutto si svolge in una Berlino che sembra una belva ferita a morte, ancora capace di rabbia e violenza ma con i giorni contati. Infatti dal fronte non arrivano segnali positivi e la povertà dilagante, che cresce ad ogni giorno che passa, costringe a reazioni rabbiose quando confrontate con gli splendori di un paio di anni prima. Da capitale del mondo a … Orano, la città invasa dai topi e magistralmente descritta da Camus ne «La peste». E’ questo il déjà vu del lettore che, senza accorgersene, si ritrova anche a fare il tifo affinché i due protagonisti abbandonino al più presto questa città dolente. E invece i due rimangono. Anche quando lei torna a casa con il capo rasato e con cicatrici di bruciature di sigarette sulle tempie. Anche quando scopre di essere orfana e che a nulla è valso il sacrificio. E non importano le immense spese da lui assunte per soggiornare nel lussuoso albergo in un paese costretto alla fame. Le contraddizioni stridono, potenti: champagne e caviale in camera e fame appena fuori la porta dell’hotel. E lei che ogni tanto scompare adducendo improbabili impegni artistici. E lui che, nonostante tutto, resta lì, a inseguirla pur stando fermo. Un libro che «prende» perché Würger padroneggia la lingua usando un taglio improntato alla semplicità ma fondato su documenti veri (reperiti in un museo moscovita) e cenni storici inoppugnabili (data, fatto, commento). E’ anche un romanzo che sconvolge perché la domanda di fondo «fino a dove si può arrivare per difendere se stessi e i propri cari?» trova risposte peggiori della domanda stessa, che creano, a loro volta, ulteriori interrogativi (chi è la vittima ? E chi è il carnefice?). Würger parte dal «come» per arrivare a un «perché» assurdo e inconcepibile.

«Stella», 2019, Takis Würger, Feltrinelli, 2019, Trad. Nicoletta Giacon, pag. 182. Euro 16,00. 

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