Timoria, la via italiana (smarrita) al rock

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C’è stata un’epoca, a cavallo dei primi anni Novanta, in cui il rock italiano sembrava aver trovato una sua via, prima delle usurpazioni del titolo da parte di piacionissimi cowboy padani e rockstar maledette di provincia. A Brescia, 5 giovanotti decidevano di portare nel Belpaese i suoni anglosassoni, a base di chitarre pesanti e pezzi tiratissimi alternati a power ballad da stadio, ma di esprimersi in italiano, abbinando testi ai limiti della poesia, che andassero al di là del Baby Honey Let’s Go imperanti. Timoria, si chiamavano: il prodotto di un dualismo non sempre perfetto fra l’icona rock nostrana Omar Pedrini e quel Francesco Renga che qui esprimeva le sue migliori doti vocali, tanto da essere accostato a gente come Chris Cornell, prima di cedere alle sirene del mainstream musicale.

Il capolavoro della via italiana al rock, “Viaggio senza Vento”, usciva nel 1993, ed è stato recentemente ristampato in edizione Deluxe. Una sorta di concept album molto articolato (ben 21 tracce), che racconta la storia di Joe, un tossicomane disadattato, e del suo cammino interiore per raggiungere una nuova consapevolezza e diventare un guerriero. Diciamo capolavoro perché in “Viaggio Senza Vento” c’è tutto quello che ci si aspetta da un disco rock: suoni granitici, vagamente ispirati al nascente grunge in stile Soundgarden, come iniziale “Senza Vento”, ballad con massicci muri di chitarra alla maniera dei maestri anglosassoni (la splendida “Sangue Impazzito”, “La cura giusta”), e sperimentazioni dal suono orientale, in “Verso Oriente”, impreziosita da un sitar indiano e dalla partecipazione di Eugenio Finardi. E soprattutto i testi, un viaggio interiore in versi con sprazzi di alta poesia, senza retorica e slogan.

Un disco che manca, ultimamente, un prodotto originale capace di essere al tempo stesso alternativo e di facile ascolto. La band successivamente non ripeterà lo stesso exploit, passando per il quasi metal di “2020 Speedball” e perdendosi poi in episodi poco memorabili fino al definitivo abbandono di Francesco Renga.

Già, Francesco Renga, qui al culmine del suo potenziale, con quella voce che lo aveva reso noto agli appassionati ben prima dei passaggi sanremesi: un patrimonio della musica italiana probabilmente sfruttato meno del dovuto.

Un grande album, comunque, da ascoltare per ricordarci che c’è altro, a parte “Certe notti” e vari “Eeeeh…” nel rock italiano.

Tracklist

  1. Senza Vento
  2. Joe
  3. Sangue Impazzito
  4. Lasciami In Down
  5. Il Guardiano Di Cani
  6. La Cura Giusta
  7. La Fuga
  8. Verso Oriente
  9. Lombardia
  10. Campo Dei Fiori Jazz Banf
  11. Freedom
  12. Il Mercante Dei Sogni
  13. La Città Del Sole
  14. La Città Della Guerra
  15. Piove
  16. Il Sogno
  17. Come Serpenti In Amore
  18. Frankenstein
  19. La Città Di Eva
  20. Freiheit
  21. Il Guerriero

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