Angela, l’antisalvini

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Alberto Angela, celebratissimo documentarista e fenomeno televisivo, non fa politica e non è mai entrato nelle beghe di potere. Nonostante ciò, la sua figura entra di prepotenza, anche se inconsciamente nel discorso salviniano.

Stasera torna sugli schermi il documentarista più amato d’Italia, Alberto Angela. Figlio di Piero, prosegue con grande professionalità la dinastia di divulgatori culturali, di amanti della scienza, del mondo e delle bellezze archeologiche.

Che Alberto Angela abbia un successo strepitoso è indubbio. Ci sono legioni d’italiani che attendono con trepidazione nell’intervallo di produzione, che serve ad Alberto per preparare le sue trasmissioni, il suo arrivo come quello di un messia. Fanatici, ammiratrici e ammiratori, schiere di persone affascinate sia da quello che racconta che da quello che è.

Perché mi sento di fare un ragionamento forse un po’ azzardato e politico, quando Angela di politica non ne ha mai fatta: Salvini è ciò che gli italiani sono, Angela quello che invece vorrebbero essere.

Infatti, se una parte della massa si riconosce in Matteo Salvini , o forse è meglio dire che è Salvini a dare loro i parametri per rispecchiarsi in lui, Alberto Angela è quello cui l’italiano aspira: una persona colta, gentile, affabulatrice e cortese, di bell’aspetto, ma al contempo dimessa e riflessiva.

Ecco, Angela è quello cui aspira la massa, che lo ama, mentre si riconosce suo malgrado nel più casereccio e brutale Salvini. Se uno è un leader muscoloso, l’altro è il maestro che si ascolta perché gli si riconosce senza invidia la superiorità morale e intellettuale.

Salvini è la coscienza nostra, che ci racconta quanto siamo brutti sporchi e cattivi *, quella che in fondo riconosciamo e cui ci inchiniamo, fedeli cani. Salvini è il capo bastone che guida e dispensa bistecche ma anche legnate, perché a quello è abituato il popolo.

Alberto Angela è l’uomo che ci fermiamo incantati ad ascoltare all’angolo di una strada o in un prato, ideale rappresentazione del filosofo canuto dell’agorà, colui che sai, nel tuo intimo, riferire la verità. E la dice talmente bene che non è sgradevole. Perché Alberto Angela, al contrario di Salvini è rassicurante. Il suo orgoglio di essere italiano è nell’immensa cultura del Paese, nella sua superiorità artistica e intellettuale, non in uno strillo sovranista gridato e ripetuto come un proclama da mercato.

Per questo, nonostante i Salvini, ho la convinzione che finché ci saranno gli Angela, non tutto è perduto. La cattiveria e il becerume possono trasformarsi, ci vogliono la pazienza e la passione che ci mette Alberto, e che ci metteva il suo dignitoso ed elegante padre. Due persone d’altri tempi, che ci ricordano epoche in cui la dignità, l’onestà e l’etica avevano ancora un valore.

*Film di Ettore Scola del 1976, pellicola che mostrava senza filtri la miseria e la povertà morale delle classi basse italiane.

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