Gucci… Gucci… sento odor…

Di

Più che un odore è una puzza. Di quelle tanto moleste da doversi trattenere dal vomitare. È il tanfo che esala tutta la vicenda legata allo sbarco in Ticino del gruppo Kering, di cui Gucci è la griffe di punta. Tutt’altro che dorata e sbrilluccicosa come vorrebbe farci credere il suo marchio o fedele all’immagine che l’azienda prova a dare di sé. Una faccenda, quella dell’affaire Gucci e del gruppo a cui appartiene, della quale GAS si era già ampiamente occupato in passato (leggi qui e qui).

Ora, ad aver indagato sulle pratiche lavorative e il sistema messo in piedi dal maggior contribuente del fisco ticinese, è stata la RSI che, giovedì scorso, al mattino con Modem, e poi a Falò, in prima serata su La1, ha, attraverso due diverse inchieste giornalistiche, in parte fatto luce su quanto davvero accade dietro le quinte e su quelle che verosimilmente sono state finora le reali ragioni della presenza in Ticino del gruppo di cui fa parte anche il marchio Gucci.

In più di un’occasione c’eravamo interrogati su quale fosse il vero motivo di questo amore, quasi improvviso, sbocciato per il bel Ticino, denunciando come dietro a tutta questa squallida farsa ci sia in realtà solo un mero matrimonio d’interessi. Niente amore, solo soldi. Motore di tutta l’operazione, i vantaggi fiscali di cui il gruppo Kering gode stando qui da noi. O figurando di essere qui, di avere qui la residenza come hanno fatto credere alcuni dei manager dell’azienda ottenendo lo statuto fiscale privilegiato di globalista. Perché qui da noi, grazie a una tassazione agevolata, percentualmente hanno pagato meno tasse che a Hong Kong.

Peccato che, nel frattempo, né la Francia e neppure il fisco italiano siano stati alla finestra a guardare mentre nei chiaroscuri legali e fiscali, con abili giochetti contabili, il gruppo e i suoi vertici risparmiavano in tasse una montagna di soldi. Stando alle indagini in corso in Italia si parla di 1,4 miliardi di evaso su una cifra d’affari di quattordici. Vantaggi fiscali, figli di una complessa strategia architettata per aggirare il fisco, giunta però, probabilmente, al capolinea. Il vento e cambiato e, anche da noi, tira aria di smobilitazione. A maggior ragione poi con la fine in vista dei regimi fiscali privilegiati per le aziende estere con sede in Svizzera.

L’annuncio fatto proprio dal gruppo Kering, del trasferimento di 150 posti di lavoro in Italia, ne è la riprova. A far davvero rabbia, però, non è il fatto di aver l’ennesima conferma che quasi tutte le multinazionali si somigliano e che per il Dio Profitto non si fanno alcun scrupolo, mai. Quanto invece le risposte e l’atteggiamento fin qui tenuto dal nostro Cantone. Dal ministro Christian Vitta e poi da chi, prima di lui, in cambio di una lauta “mancia”, di fronte a questo tipo di attività economica per nulla virtuosa, ha steso il tappeto rosso e si è prodigato in mille inchini.

“Avresti dovuto mettere la faccia, assieme a Lardi (il fiduciario Adelio Lardi, nel Cda dell’ex Gucci di Cadempino, n.d.r.) e al clan Masoni”. Si legge tra i commenti espressi dal pubblico sulla pagina di Falò, a proposito del maghetto a capo del Dipartimento delle finanze e dell’economia. Una richiesta più che legittima. Alla quale però, da Vitta, non è arrivata alcuna replica. Sì, perché a minimizzare, relativizzare e svicolare di fronte alle domande più imbarazzati, il buon Christian, ha pensato bene di mandarci il suo luogotenente Stefano Rizzi (presente sia a Modem, sia a Falò). Il direttore della Divisione dell’economia che, cercando di fare buon viso a cattivo gioco, non ha fatto altro che rendere ancor più ridicola quella che in realtà è una colossale tragedia ormai sotto agli occhi di tutti. Anche di chi, questo scempio, ancora si ostina a nasconderlo senza assumersene la responsabilità politica.

Ti potrebbero interessare:

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!