La lezione della Nuova Zelanda

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La Nuova Zelanda, un paese agli antipodi, una favola geografica per molti di noi, ci dà nella tragedia una grandissima lezione.

Mentre noi ci lamentiamo delle regole europee sulle armi, mentre disquisiamo da decenni se sia giusto avere un fucile mitragliatore dietro l’armadio nello sgabuzzino, la Nuova Zelanda , con in testa il suo primo ministro Jacinda Ardern, fa un gesto serio e concreto.

Jacinda ha annunciato un giro di vite, voluto dal governo neozelandese dopo la strage di Christchurch (leggi qui). Jacinda Arden, che aveva trentasette anni quando è stata eletta per i laburisti a fine 2017 è una donna, giovane e di sinistra, ha il coraggio che i parrucconi polverosi non hanno. Ardern ha il fegato di andare contro la lobby delle armi, che fortunatamente in Nuova Zelanda non è come la NRA sStatunitense.

E le mette al bando, punto, rendendo concreto quanto promesso nei giorni scorsi.

Divieto di vendere fucili militari semiautomatici e divieto di vendere armi con caricatore potenziato.

Ci sono voluti 50 morti e una nazione in lutto, ma a volte i morti disperatamente servono per capire in quale stupido gorgo si è finiti. Non c’entra un fico secco il tiro sportivo qui, non c’entrano i collezionisti di armi. C’entra la facilità con cui troppe persone, ormai nel mondo, si procurano ordigni letali che possono, in pochi minuti, creare morte e distruzione, lasciando decine di cadaveri al suolo: Utoya, Parigi, Santa Fe, Las Vegas, Christchurch, …

Sono estremisti, islamici ma troppo spesso di estrema destra, che fanno la loro cazzo di guerra sulla nostra pelle. Sono persone che vivono ai margini il cui odio è alimentato da politici e imam senza scrupoli, che vivono sulle macerie e sulla paura.

La Nuova Zelanda fa qualcosa di concreto e lo fa subito, senza perdersi in discussioni patetiche e senza nascondersi dietro giustificazioni di facciata.

E mentre il Paese dei kiwi agisce, gli Stati Uniti, schiavi della loro potente lobby delle armi e di una cultura cresciuta tra Colt e Winchester, affogano nel sangue delle loro stragi continue, dello stillicidio dei loro figli, fino al prossimo pazzo.

Ricordiamo l’angosciosa frase della madre di una delle vittime di Thousand Oaks (leggi qui) del novembre scorso, Il grido rabbioso e disperato:

“Ora, ora, ora, ora. Niente più NRA, niente più soldi, controllo delle armi ora.”

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