Marco Chiesa, ma vergognati tu!

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Caro Chiesa, con il fascismo e ciò che oggi più gli somiglia non si scende a patti e non si tratta. Mai. Se lo metta bene in testa. Ecco perché, mai come ora, è necessaria una presa di posizione chiara e netta. Senza se e senza ma.

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“Il nostro Paese ha l’onore di salutare il presidente dell’assemblea nazionale ungherese Laszlo Kövér. E i socialisti cosa fanno? Lasciano la sala! Un bell’esempio di civiltà e tolleranza da parte della sinistra. Forse i nostri nuovi “Savonarola” senza macchia e senza peccato dimenticano che questi rappresentanti sono stati democraticamente eletti dal popolo ungherese. E anche se non incarnano la loro linea politica, perché sono critici rispetto all’UE, meritano rispetto!”

Così commentava su Facebook Marco Chiesa, Consigliere nazionale UDC, la visita del presidente del Parlamento ungherese e membro fondatore del partito del primo ministro del Paese, Viktor Orban. “SOCIALISTI VERGOGNA!”, il titolo di questo suo post di un paio di giorno fa. Ecco. Caro Marco, innanzitutto si fa presto a dire vergogna. Mi permetta perciò di rispedire al mittente il sentimento di disonore e riprovazione che deve averla attraversata da capo a piedi vedendo quel manipolo di parlamentari bolscevichi abbandonare l’aula.

Perché il bue che dice all’asino cornuto, davvero non si può sentire. È una nota di biasimo francamente irricevibile, la sua. Lo è di fronte a un governo, quello del premier Viktor Orban, che per primo s’è giocato lo spauracchio dei migranti per blindare le frontiere contro la presunta invasione d’immigrati (l’Ungheria è stata sanzionata dall’Europa perché non ne ha accolto nemmeno uno) e poi ha iniziato a smontare, pezzo per pezzo, quella stessa democrazia con la quale lei si riempie tanto la bocca (leggi qui e qui). Giudici eletti dalla politica. Stampa a libertà limitata. Divieto di manifestare e via di questo passo.

Quello che qualcuno dovrebbe ricordare a Marco Chiesa, è che proprio ieri il Partito Popolare Europeo (PPE), il maggior partito di centrodestra europeo (mica i bolscevichi, neh), ha sospeso proprio il Fisdez, il movimento politico di cui Orban e Kövér sono tra gli esimi rappresentanti tanto amati dall’UDC. Il capogruppo del PPE Weber ha dichiarato: “Nella pratica significa che Fidesz non potrà più presentare suoi candidati per gli incarichi di partito, non potrà più votare in nessuna delle assemblee del PPE e non potrà nemmeno partecipare agli incontri del partito.”

La vera vergogna è quella di un continente culla del Rinascimento, dell’Illuminismo e della democrazia, sul quale sono tornati, negli ultimi tempi, a soffiare venti illiberali e antidemocratici aizzati da politicanti che dei diritti ne stanno facendo carta straccia da appendere in bagno. Un continente al centro del quale ci siamo pure noi che siamo la Svizzera. Quella Confederazione elvetica maestra d’inchini e riverenze. Anche quando la cosa è francamente fuori luogo.

Perciò la vera vergogna casomai sarà lei, signor Chiesa. Rappresentante ticinese in Consiglio Nazionale. Di una Svizzera ultraconservatrice. Quella del Dio, patria e famiglia. Uno slogan tanto caro al fascismo che in forme nuove ma non meno preoccupanti torna ad ardere un po’ ovunque. Anche fra le mura di Palazzo Federale. Dove è intollerabile che ci sia chi, come lei, si pieghi alla vecchia logica del buon viso a cattivo gioco. Come se l’aver manifestato il proprio dissenso di fronte alla presenza di uno dei massimi esponenti di un governo irricevibile, che ha contribuito a piegare le leggi della propria nazione su posizioni inaccettabili per chiunque abbia a cuore proprio la democrazia, sia un torto.

Con il fascismo e ciò che oggi più gli somiglia non si scende a patti e non si tratta. Mai. Se lo metta bene in testa. Ecco perché, mai come ora, è necessaria una presa di posizione chiara e netta. Senza se e senza ma. Soprattutto di fronte a personaggi intolleranti, razzisti, misogini e omofobi, che hanno asservito la democrazia ai loro bisogni, riducendo lo stato di diritto al lumicino. Loro, no, non sono i benvenuti.

Ed è per questo che un gesto di protesta come quello dei consiglieri nazionali socialisti e dei Verdi che hanno abbandonato l’aula non ha davvero nulla di vergognoso. Se non quello di averlo fatto in silenzio e senza impedire che la visita di Laszlo Kövér avesse luogo. Ecco, questo sì, che merita rispetto!

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