Quella masseria a chi la do?

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Bello poter scrivere non solo di demolizioni e nuovi cubi di cemento che spuntano come funghi avvelenati un po’ ovunque. Li vedi sorgere in nome del sacro investimento immobiliare. Perché finché c’è cemento c’è profitto. Fortuna che non sia sempre così. Bello leggere che, qualche giorno fa, a Lugano è stato presentato un progetto per il recupero della Masseria di Cornaredo e del suo torchio che occupano una parte delle terre sul quale sorgeva il celeberrimo Castello di Trevano.

Castello (in realtà si trattava di una megavilla) che, come molti altri manufatti storici o di pregio, sono stati falcidiati e polverizzati per fare spazio alla modernità e a nuovi fabbricati spesso senz’arte né parte. Per una volta però tutto questo non accadrà, perché il Comune di Lugano ha acquistato la Masseria nel 1913. Un’area che si estende su di una superficie di più di tremila metri quadrati e che, nello spazio verde, prevede un progetto, già avviato, di un frutteto urbano. Perché, dagli orti ai frutteti, il passo è breve, ma non per forza scontato. Anzi.

Un investimento e un credito di 400.000 franchi chiesto per quest’ambizioso progetto che, stando alle parole della socialista Cristina Zanini Barzaghi, nasce dalla volontà sempre maggiore, da parte del Municipio, di promuovere il recupero di edifici già esistenti per permettere a tutti la condivisione di questi spazi, ospitando le differenti realtà che animano il nostro territorio. E, proprio in questo senso, la Masseria e l’annesso torchio, un bene culturale d’interesse cantonale, oltre a un ristorante e a un’enoteca che venderà non solo vini ma anche altri prodotti del territorio, ospiteranno pure alcune associazioni che operano in ambito sociale.

Ci sarà una mensa sociale gestita da Fra Martino Dotta, aperta anche il sabato e la domenica, che assicurerà pranzo e cena. Una mensa che si affianca a quella del Centro Bethlehem situata a poca distanza dalla Resega, negli spazi della “Casetta Gialla”. Questa struttura, gestita dalla Fondazione Francesco per l’aiuto sociale, offre però solo colazione e pranzo. Alla Masseria non mancherà neppure un centro d’incontro ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) e una sorta di Bed & Breakfast gestito, ancora una volta, dalla Fondazione Francesco di cui, fra l’altro, Fra Martino Dotta è direttore.

Strutture di prima accoglienza, quelle esistenti, che hanno registrato un costante aumento del numero di ospiti e che fotografano la situazione di disagio presente sul territorio. “A chiunque è data la possibilità di usufruirne, indipendentemente dalla propria condizione sociale e legale, dal genere d’appartenenza, dall’origine nazionale o religiosa”, si legge in un comunicato a proposito del Centro Bethlehem. Ecco. Ma senza nulla togliere allo spirito caritatevole di matrice cristiana, la Masseria non è un bene culturale della comunità tutta? Vada per Fra Martino, ma le ACLI? È davvero cosa buona e giusta che una struttura di questo genere vada in mano solo ad associazioni cattoliche, venendosi così a creare una sorta di polo cristiano?

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