Affari di famiglia

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Recentemente qualcuno ha affermato che l’unica famiglia che andrebbe difesa è quella “composta da un uomo e da una donna”. Insomma, la famiglia tradizionale. Ma siamo proprio sicuri che la nozione di famiglia (seppur “tradizionale”) si riduca in maniera un po’ meschina alla somma di due individui di sesso opposto con uno o più figli a carico? Purtroppo la “difesa della famiglia tradizionale” è diventato un mantra di alcuni ambienti di destra che, sempre più spesso, viene ripetuto per diffondere al contempo una goffa bugia – ovvero propagandare un modello sociale frammentario e ristretto spacciato per quello delle generazioni dei nostri antenati – e un’indicibile verità, ovvero che non si intende riconoscere alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle “tradizionali”, in particolare in materia di adozione.

Una famiglia – è vero – si costruisce a partire dal rapporto tra due persone che, indipendentemente dal loro sesso e dalla loro idoneità fisiologica, decidono di crescere uno o più figli. Non ha alcuna importanza che i genitori siano due uomini o due donne: quando mai, infatti, le preferenze sessuali sono state ritenute un criterio valido per riconoscere l’operato di un buon padre o di una buona madre? Un altro mantra che si sente spesso riecheggiare a questo proposito è l’apocalittico e ingenuo “è contro natura”. La stessa ferrea logica di quello che si rifiuta di viaggiare in aereo, perché se Dio avesse voluto farci volare ci avrebbe fatto nascere con le ali.

Una famiglia veramente tradizionale si fonda sì sul rapporto genitori – figli, ma comprende anche nonni, zii, nipoti e cugini, che hanno e avranno sempre un’innegabile influenza sull’educazione dei bambini. Gli anziani, ad esempio, non sono solo una voce di costo del DSS in un Cantone che è sempre più un paese per vecchi, ma rappresentano un prezioso attore sociale il cui duplice ruolo di trasmissione della conoscenza e di memoria storica della comunità meriterebbe di essere rilanciato e tenuto nella giusta considerazione. In passato, i nostri nonni crescevano sotto lo stesso tetto dei loro nonni, i quali davano una mano in casa, accudivano i nipoti, mediavano i conflitti tra i membri della famiglia e offrivano consigli e conforto. Insomma, svolgevano tutti quei servizi che oggi una “famiglia tradizionale composta un uomo e da una donna” delega, pagando s’intende, al personale domestico, alle babysitter e addirittura agli psicologi e ai terapisti.

Una famiglia intesa in un senso più allargato, ma più indicativo del contesto in cui crescono davvero le nuove generazioni, si espande anche alla cerchia degli amici e ai vicini di casa, la cui famigliarità ci permette per l’appunto di percepire una maggiore sicurezza, ampliando la nostra zona di conforto. Per sentirsi davvero più sicuri e protetti, forse non servono divise e sirene, ma un tessuto sociale più compatto e solidale, la cui cellula fondamentale è proprio una famiglia inclusiva e diffusa.

Le preclusioni di molti nei confronti dell’omogenitorialità affondano le loro radici in pregiudizi diffusi e difficili da sradicare. Come quello che ritiene l’omosessualità un comportamento trasmissibile, quasi fosse una malattia o un tratto influenzabile. In questi casi, vale sempre la pena ricordare che l’OMS ha cancellato l’omosessualità dalla lista delle patologie mentali nel 1990. E che l’equazione per la quale “genitori dello stesso sesso cresceranno per forza figli omossessuali” è smentita dalla banale osservazione che allora, per parallelismo, non potrebbero esserci figli omosessuali cresciuti da un uomo e una donna.

Sarebbe più opportuno ricordare che due persone che scelgono di crescere un figlio, indipendentemente dal loro sesso, non lo fanno mai da sole. Per loro – uomini o donne, insieme o separati – l’unica cosa fondamentale sarà potersi appoggiare su una rete di contatti e di sostegno, di conforto e di sicurezza, di affetto e di dialogo, che permetterà loro di svolgere al meglio il proprio ruolo di genitori. In una parola, una famiglia. Perché il più delle volte, non si tratta di un affare di né di destra né di sinistra, ma solo di buonsenso. E di diritti. Di tutti.

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