Crimson Peak

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Guillermo del Toro, l’iconico regista che ha dato vita a mondi angoscianti e magici come “Il labirinto del fauno” e pregni di tetra disperazione come per “La spina del diavolo”, torna alle sue origini. Lo fa con un horror vecchio stampo, dalle atmosfere gotiche e genuinamente spaventose.

Del Toro ha più volte descritto il suo particolare processo creativo, secondo cui la naturale modalità di sviluppo per un film atto a spaventare il pubblico è una sola. Del Toro Lascia che immagini tetre e spaventose affollino la sua mente, usando poi la cinematografia per unirle e tessere una rete interconnessa di eventi. Questo iconico modus operandi è riconoscibile in tutte le sue opere, ma soprattutto in “Crimson Peak”, del 2015, scritto, diretto e prodotto da Guillermo Del Toro stesso.

Ambientata nell’America di fine ‘800, in tutta l’umida nebbiosità degli Stati del nord degli USA, la storia di “Crimson Peak” è sostanzialmente una narrazione di fantasmi, anche se tale categorizzazione è ritenuta semplicistica e banale dal regista, che ha scelto il termine “romanzo gotico” per definire la sua opera. La storia, che inizialmente appare come una discesa nella psiche della protagonista femminile, (Mia Wasikowska) sfrutta come incipit la turbolenta passione con il protagonista maschile (Tom Hiddleston) e il trasferimento in una nuova magione, grondante di argilla cremisi per via di un difetto strutturale.

La giovane Edith, protagonista femminile di cui sopra, si vedrà scivolare sempre più rapidamente in una spirale di orrore tanto umano quanto paranormale, in una storia drammatica e scabrosa che scende sempre di più nel delirio. “Crimson Peak” riesce nel compito di mantenere lo spettatore in uno stato d’ansia e angoscia senza dover ricorrere a mezzucci o spaventi per provocare una reazione. La maniacale cura per i dettagli di Del Toro è ben visibile, così come lo sono gli effetti del suo meticoloso processo creativo. Per fare un esempio, il fantasma è realizzato con una sapiente combinazione di computer grafica e effetti speciali pratici, dando vita a una creatura che prima di ogni altra cosa riesce a evocare con grande realismo il dolore causato dall’essere per sempre intrappolato tra due mondi.

Un film amaro e onirico, come lo sono spesso i regali che ci fa uno dei registi più eclettici del momento.

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