Economia ticinese a tutta birra? Non proprio!

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Dunque, secondo l’ultimo rapporto del Bak di Basilea, sbandierato da tutti i mezzi di informazione, l’economia ticinese ha le vele in poppa e stacca tutti gli avversari. Ma sarà vero?

Iniziamo con una piccola e doverosa premessa. Supponiamo che i responsabili di Gas mi chiedano di fare ogni anno una valutazione sull’andamento del sito. A questo punto avrei alcune opzioni strategiche. Il sito va alla grande e quindi nessun problema; il sito fa pietà ma se lo dico addio lavoro per i prossimi anni e quindi mi conviene addolcire la pillola; il sito è dignitoso ma forse vale la pena di mostrare gli aspetti postivi rispetti a quelli negati.

L’ultima opzione sembra essere quella più corretta, innanzitutto perché il Bak è una società privata che guadagna con questi lavori, un po’ come le famose agenzie di ranking che si fanno pagare dalle società che devono valutare. A questo punto sorge quindi un primo legittimo interrogativo: siccome ci dicono che abbiamo un’ottima università, non sarebbe stato meglio far effettuare questa analisi in Ticino da una struttura più o meno pubblica? Ma tant’è e quindi vediamo un po’ questi dati.

Secondo il rapporto del Bak il Pil ticinese è quello che ha registrato la maggiore crescita in Svizzera. I dati tra il 2008 e il 2016 dell’Ufficio federale di statistica mitigano un po’ l’entusiasmo perché in questo periodo ci sono cantoni che hanno fatto meglio come Vaud, Neuchâtel e Svitto mentre a livello di macroregione il Ticino è stato inferiore di ben 5 punti rispetto alla Svizzera centrale (che ha pochi frontalieri!). È però vero che il Ticino ha ottenuto un ottimo risultato.

Tuttavia, la crescita del Pil dipende molto dalla variazione del numero delle persone occupate a tempo pieno (infatti misura il valore della produzione di beni e servizi finali) e quindi bisogna metterlo in relazione con la variazione dei nuovi posti di lavoro a tempo pieno creati nel periodo.

Tra il 2008 e il 2018 (secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica) l’occupazione in Ticino è aumentata dell’17% mentre a livello nazionale del 13,6%. È quindi normale che il Pil sia cresciuto di più.

Un indicatore della forza economica di un cantone ci viene fornito quando andiamo a calcolare quanto Pil produce ogni lavoratore (sarebbe la famosa produttività del lavoro). Per non tediare il lettore con una marea di cifre calcoliamo questo dato solo per il 2016 (ultimo dato disponibile dell’Ufs per il calcolo del Pil cantonale). Ebbene a livello nazionale ogni lavoratore produce per un equivalente di circa 133’000 franchi mentre in Ticino siamo a un po’ meno di 71’000 franchi. Anche nella Svizzera centrale (che, come visto sopra, ha avuto una crescita del Pil superiore a quella ticinese) il Pil per addetto è di circa 132’000 franchi. Questi semplici dati ci mostrano che bisogna moderare l’entusiasmo che ha scatenato la pubblicazione del Bak.

Il Pil dovrebbe essere confrontato con il reddito ma l’Ufficio federale di statistica ha deciso di non più regionalizzare questo dato e quindi dobbiamo limitarci ai livelli salariali. In teoria se l’occupazione aumenta in maniera marcata dovrebbe significare che la domanda di lavoro è superiore all’offerta e quindi i salari dovrebbero aumentare. Ebbene, tra il 2010 e il 2016 il salario a livello nazionale è aumentato del 4,5% mentre in Ticino del 3,4% e, come sappiamo, i livelli salariali assoluti in Ticino sono decisamente più bassi del resto del paese con il divario che non accenna a diminuire.

Sappiano anche che circa il 28% degli occupati sono frontalieri, il che significa che il reddito cantonale (che è poi quello che conta) è inferiore al Pil per un ammontare simile. Un problema questo che accomuna tutti i cantoni frontalieri ma ha una valenza economica importante.

La realtà economica ticinese è quindi complessa, perlomeno duplice. Da una parte è vero che il Pil tra il 2008 e il 2018 è cresciuto più della media svizzera ma una buona parte di questa crescita è dovuta all’occupazione frontaliera (circa 2/3 secondo il Bak) mentre il Pil per addetto in Ticino continua a rimanere abbondantemente al di sotto della media nazionale.

L’impressione è che la crescita si sia concentrata soprattutto in settori a basso valore aggiunto, senza contratti collettivi di lavoro come dimostrano i dati dell’ufficio cantonale di statistica relativi al terziario.

Questo non significa che non ci siano anche realtà positive. È infatti risaputo che il settore industriale ticinese rappresenta da sempre un ruolo importante per l’economia cantonale in grado anche di competere sui mercati internazionali (farmaceutica/chimica, industria automobilistica, meccanica) con oltretutto un’occupazione frontaliera ben pagata per quelle di figure professionali che non sono presenti in Ticino.

In conclusione, quindi lo studio del Bak non evidenziata nulla di nuovo. Anzi potrebbe anche essere negativo perché potrebbe portarci a credere che tutta vada bene, mentre nella realtà la situazione è ben diversa e comunque più sfumata.

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