Famiglie, basta negare l’evidenza

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In un dibattito sulla RSI, la signora Alessandra Zumthor, che si candida “Per una politica concreta a favore delle famiglie”, se ne esce – seppur da lodare l’aggiunta del “suo massimo rispetto” – con una bella frase dove lei non riconosce altra famiglia se non quella formata da Donna e Uomo.

Insomma, le famiglie arcobaleno non esistono, le famiglie monoparentali non esistono, io stessa allora non ho famiglia – che strano, pensavo di avervi passato la mia giornata ieri. 
Sconosciuti.

All’inizio della stessa intervista dice che bisogna riconoscere: 
“Il valore immenso di una persona, dall’inizio della sua vita alla sua fine…”

Pensiamoci un secondo tutti insieme: quando pensate alla famiglia, cosa vi viene in mente?

A me è stato insegnato che famiglia significa cooperare, significa vivere insieme ed aiutarsi in ogni modo possibile per affrontare la vita e la società e per vivere una vita abbastanza serena. 
Famiglia è quel nucleo dove si torna a casa la sera e dove si possono affrontare i problemi insieme. 
Famiglia è qualcuno che ti aiuti ad affrontare la vita, qualcuno con cui condividere gioie e dolori, qualcuno da cui prendere esempio.  
Famiglia è quella “cosa” che ti offre tutti i mezzi possibili per farti crescere e permetterti un giorno di affrontare il mondo e, chissà, magari a tua volta, pensare di poter offrire a un altro essere vivente la stessa possibilità. 
Mi sbaglio?

Nel Treccani vengono citate tutte le famiglie, da quelle monogame a quelle poligame e via dicendo. 
Ma tutte hanno lo stesso scopo: essere il fondamento della società, come modello delle relazioni sociali, sotto l’aspetto antropologico e sociologico, la famiglia si definisce come gruppo sociale caratterizzato dalla residenza comune, dalla cooperazione economica. 
(e tralascio molte altre informazioni).

Oggigiorno, come si può ancora diffondere questi messaggi retrogradi, che tagliano fuori dalla società un numero considerevole di persone? Come si può ancora far sentireinadeguate e sbagliate tutte quelle persone che si amano, che si vogliono bene e che vogliono – sì, anche loro – poter essere una famiglia? 
Per carità, non credo sia la signora Zumthor a fermarle, ma come lei purtroppo la pensano ancora molte persone e si rischia quindi di dover lasciare la svizzera per vivere più serenamente, o di dover lottare quotidianamente contro uno stereotipo che da troppi troppi troppi troppi troppi anni insegue queste famiglie.

Io dico basta. Bisogna lottare per l’abbattimento dei pregiudizi sui temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, bisogna lottare per fare un passo verso la civiltà e verso l’inclusione. 
Bisogna smetterla di negare l’evidenza di una società che oggi riesce – o vorrebbe riuscire – a essere più vera e sincera, inclusiva, abbracciando l’amore e la voglia di essere famiglia.

Oppure il diritto ad avere una famiglia è qualcosa che necessità di un test di entrata? 
No perché allora molte famiglie oggi sparirebbero dalla faccia della terra.

Mattea David

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