Greta nel fango dei social

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Non c’è nulla di meglio dei social per screditare e gettare fango su chicchessia. Una macchina che non ha risparmiato neppure Greta Thunberg e il movimento dei giovani che si battono per il clima. Girano infatti articoli e fotografie che hanno un unico obiettivo. Denigrare. Sminuire. Infangare. La prima di queste immagini mostra Greta, in treno, seduta davanti ad alcune pietanze confezionate. In involucri di plastica. Uno scatto che denuncerebbe la sua presunta incoerenza.

Un attacco francamente ipocrita, se non addirittura poggiato sul nulla, perché quando sei in treno e desideri mangiare, lì, solo quello vendono. Certo. Avrebbe potuto portarsi dei panini da casa o digiunare, ma non è certo l’aver deciso di mangiare in treno a screditare il suo messaggio e le sue richieste, la cui bontà va ben oltre la presunta coerenza, o meno, di chi quel grido d’allarme che riguarda il nostro futuro l’incarna. A maggior ragione ora che quel messaggio è stato raccolta dai giovani di tutto il mondo.

Ad accanirsi sulla povera Greta ci sono poi personaggi della televisione e dei social che non si vergognano di sfoderare la clava. Fra gli altri, Rita Pavone scrive che “Quella “bimba” con le treccine che lotta per il cambio climatico, non so perché, ma mi mette a disagio. Sembra un personaggio da film horror…”. Un commento francamente insulso. Tanto che quando qualcuno le fa notare che Greta ha la sindrome di Asperger, fa subito dietrofront, chiede scusa e parla di gaffe enorme.

Ma la domanda resta. Se non avesse avuto la sindrome di Asperger, avrebbe pubblicato lo stesso quel commento e sarebbe stata fiera di aver condiviso questo suo pensiero degno di un Lombroso? Maria Giovanna Maglie, un altro di quei personaggi orribili vomitati da certa tivù e giornalismo spazzatura, in una trasmissione dice papale papale: “Il politically correct mi impedisce di dire quello che penso. Se non avesse quella sindrome lì – come si chiama? – la prenderei sotto con la macchina. Ma non si può dire.” Intanto l’ha detto eccome. E anche qui è davvero inutile commentare.

C’è poi un’altra foto, quella di una piazza romana piena di rifiuti con il commento: ecco che cosa hanno lasciato i giovani manifestanti che difendono il clima. Con relativa denuncia per incoerenza. Peccato si tratti di un falso. L’ennesimo. Dove ciò che conta non è la realtà dei fatti o l’amore per la verità, ma solo la propria posizione e il proprio pensiero. Da difendere con ogni mezzo. Anche con le balle. Quelle che oggi si chiamano fake news.

Ma gli esempi – locali e globali – di intolleranza, mistificazione, di falsificazione per demolire l’avversario o addirittura di odio potrebbero essere mille. E dire che è colpa dei social media sarebbe facile e anche, credo, semplicistico. Oggi abbiamo a disposizione uno strumento che permette di amplificare ogni cosa. Spesso usato senza limiti e male. Perché dà rilievo ad aggressività e rabbia ben presenti anche nella società pre-social media. Un bene per la diffusione della libertà di pensiero, Greta e il movimento che ne è nato lo dimostrano, male perché troppo spesso è un termometro del livore diffuso nella società.

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