I liberali non saranno mai verdi

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A Petra Gössi, presidente del partito liberale nazionale, una donna che farebbe sembrare uno di sinistra Sergio Morisoli, non è piaciuto per nulla come sono andate le elezioni a Zurigo. Il seggio liberale scippato dai Verdi l’ha costretta a fare un’operazione contro natura.

Ce la immaginiamo la Gössi che fuma come un vaporetto sul Mississippi, mentre si rende conto che l’onda verde rischia di sommergere non pochi dei suoi. E allora Petra indice un sondaggio tra i suoi 120’000 iscritti per capire quanto ai liberali freghi dell’ambiente.

Non siamo talebani, e siamo sicuri che ci sono libearali che hanno a cuore il pianeta e che magari riciclano le batterie o comprano roba bio. Ma questo non basta. Il problema cronico è sempre lo stesso, tra la finanza, le lobby dell’edilizia e strutture del genere, i liberali sceglieranno ovviamente e per vocazione, sempre le prime.

Una politica di cementificazione, la continua proposta di sgravi fiscali alle aziende, la promozione di capannoni brianzoli nell’inseguimento del sogno ormai abortito della Fashion Valley, almeno in Ticino, sono incompatibili con una politica ambientalista.

E non è che nel resto della Svizzera i lupacchiotti della Gössi difendano ringhiando le torbiere o il piviere dalla gualdrappa.

Anche qua, assistiamo ai timidi e goffi tentativi di Bixio Caprara di convincere i ticinesi che anche i liberali, in fondo in fondo, come un ramo di salice, sono marroni fuori e verdi dentro. Noi da diffidenti cronici propendiamo di più per il ramo di sambuco, marrone fuori e vuoto dentro.

“gli ultimi aggiornamenti dei piani dei trasporti pubblici hanno visto rapporti commissionali firmati per quello del Locarnese dal vicepresidente Nicola Pini, e per quello del Bellinzonese dal sottoscritto. E nessuno come il PLR si è mosso per il completamento di AlpTransit fino al confine”.

Questo è il top dell’ambientalismo liberale, Funzionale quando è legato ad appalti e infrastrutture ma completamente assente quando non c’è profitto o quando si ledono i “diritti” di qualche azienda o gruppo di interesse industriale. Per tanto così potrebbero anche evocare il segaligno Rocco ciclista, che spinge come un pazzo per le piste ciclabili, non tanto per la pulizia dell’aria, ma perché a lui piace andare in bicicletta. E la sua verve ambientalista si ferma tristemente lì, perché non ci sovviene di averlo mai visto “inalberarsi” per battaglie verdi né in Ticino né a Berna.

In fondo poi un sondaggio non serve, è sufficiente vedere i risultati dello smartvote tra i parlamentari per capir che la passione per l’ambiente è ai minimi termini. Passiamo da un tiepido interesse a un disinteresse quasi totale, come nel caso proprio di Rocco Cattaneo, amante delle piste ciclabili, la cui sensibilità ambientale raggiunge un misero 27%

E se uno deve scegliere, come al solito voterà sempre l’originale. Se i liberali dovessero cominciare a varare una timida politica verde, perché sarà timida giocoforza, magari accontenteranno qualche loro elettore più orientato in quella direzione, ma difficilmente intercetteranno il voto di coloro che seriamente ci tengono a una seria politica ambientale.

Per cui i Verdi possono dormire tra due guanciali, i partiti borghesi rimarranno borghesi e legati al capitale, solo un cambio di paradigma potrebbe renderli dei seri antagonisti.

E se fossero seri antagonisti, semplicemente non sarebbero più liberali.

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