Il mostro che ha ucciso Federico

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Il fumo nero è un mostro velenoso, che entra astioso nei polmoni, s’insinua tra le cellule, scivola nel sangue tossico come un’anguilla d’antracite. Un tetro mostro ha divorato Federico, che in un disegno, chiedeva al suo papo di difenderlo, di uccidere quella bestia merdosa che lo stava fagocitando.

I padri sacrificherebbero la vita per i figli e affronterebbero qualsiasi cosa, ma il papà di Federico non poteva sconfiggere il cancro, non poteva afferrarlo per il collo e strangolarlo. Poteva vedere impotente suo figlio spegnersi lentamente, mentre il mostro sogghignava nascosto nel corpo di suo figlio.

“Papà uccidi il mostro!” è il disegno di Federico, lasciato sul comodino dell’ospedale di Parma, rimbalzato sui social e diventato, oggi, tragico messaggio di furore nei confronti dei veleni che distruggono la terra e i suoi figli.

Federico è morto nel 2014, a nove anni, di neuroblastoma. È una delle vittime dell’ILVA di Taranto.

“All’età di 5 anni, nel 2010, Federico ha cominciato ad avvertire i primi sintomi: stanchezza, dolori addominali, fatica a mangiare. Nel 2011 la diagnosi: neuroblastoma, già in fase avanzata. Da quel momento viaggi della speranza per tre anni, fino a quando nel 2014 non si è arreso. Aveva nove anni, appena compiuti”.

Scrive Rossella Balestra, la coordinatrice del comitato Donne per Taranto, che Federico lo ha conosciuto e lo ha visto morire. Parlare dell’ILVA è imperativo, perché recentemente sono di nuovo state chiuse delle scuole per via della diossina che è aumentata del 916%, tornando agli stessi livelli del 2009. Ma non solo, nel terreno si trovano arsenico, berillio, idrocarburi, stagno, tallio, vanadio e cobalto. Dieci anni fa, a cusa di quei tassi di veleni, furono abbattuti un migliaio di capi di bestiame, ormai contaminati.

In molti morirono per i veleni dell’ILVA, vittime silenziose immolate sull’altare del profitto e dell’ottusità. Vittime di un modo di vivere e sfruttare il proprio territorio, profondamente sbagliati e crudeli.

Una fiaccolata ha commemorato, il 25 febbraio, Federico e gli altri coi loro volti affissi a cartelli, teste sulle picche di una rivoluzione malata, il dolore dei famigliari, ancora rovente come le fiaccole, a fare da scia.

Queste vittime si aggiungono alle migliaia in tutto il mondo, e sono i testimoni involontari di un disastro ambientale di cui oggi stiamo pagando lo scotto. Sono, in fondo, i testimoni di Greta Thumberg e dei suoi ragazzi, quelli che hanno manifestato e che manifesteranno di nuovo nello sciopero del 15 marzo.

Per dire che un altro mondo è possibile, un mondo pulito e senza veleni, un mondo dove un padre non debba appuntarsi sul cuore il disegno di suo figlio che continuerà a perseguitarlo per tutta la vita.

“Papà, uccidi il mostro”.

Papà però non ce l’ha fatta, e un padre sa che è il peggiore tradimento del mondo, perché ha giurato a se stesso un milione di volte di proteggere sempre suo figlio e non ci è riuscito. Non è colpa sua , ma a lui non importa, quel mostro traditore continuerà a ghignare a a gridargli “hai perso”.

C’è solo un modo per dare requie a questo dolore, far si che la morte di Federico e degli altri non sia inutile, che serva a far capire quanto è preziosa la terra su cui viviamo, l’acqua che beviamo e l’aria che ci entra nei polmoni. Allora si che avremo sconfitto il mostro.

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