Il vuoto pneumatico dietro agli attacchi liberali

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La campagna elettorale si trascina stancamente al 7 aprile tra mille cazzeggi e un dibattito, una volta di più, misero e rarefatto. Per cogliere l’icastica piattezza dell’encefalogramma politico cantonale e il relativo stato vegetativo, si pensi che uno dei pochi temi che provoca qualche sussulto al tronco encefalico del sistema, è costituito dal tentativo di escludere il Partito socialista dal governo.

Dietro questa maldestra manovra troviamo un curioso sodalizio. Sulle barricate alcuni rappresentanti del partitone spalleggiati dai soliti noti urlatori della destra più retriva e, in seconda fila, il variegato drappello di eterni, accidiosi scontenti che da sempre si annida nel mondo della formazione. Per i primi si tratta esclusivamente di un rozzo assalto alla cadrèga dietro il qualesi scorge nitido, un vuoto pneumatico davvero preoccupante. La necessità di riformare la scuola dell’obbligo, la promozione della formazione professionale, la riduzione dei tempi di formazione dei docenti: titoli deprivati di ogni sviluppo, contenuto, progetto e, in alcuni casi, pertinenza (qualcuno può spiegare loro, per esempio, che la formazione dei docenti dipende rigorosamente da disposizioni federali?). Se qualcuno dubitasse di quanto affermiamo, verifichi per scrupolo il sito facciamolo.ch.

Tra i secondi troviamo di tutto e di più: docenti, dirigenti e funzionari sempre molto solerti nel contestare e nel rivendicare, meno predisposti invece a mettersi in discussione, ad approfondire a considerare un mondo che cambia, anche per loro.

Ai primi è utile rammentare che l’interesse per la scuola non deve concentrarsi esclusivamente al periodo elettorale, che per poter innovare e modernizzare la formazione servono idee, lavoro, approfondimento  e soprattutto è necessario poter disporre di risorse che allo Stato sovente vengono meno perché sottratte da sciagurate decisioni della maggioranza o perché la stessa non esita a dirottare altrove. A questo si aggiunga, che se si vuole davvero attribuire autonomia alla scuola, si deve evitare che la politica ne invada costantemente i territori (si pensi per esempio alla questione dell’insegnamento della civica).

Ai secondi è utile ricordare che i primi, con cui temerariamente si allineano nella critica all’attuale direzione del DECS, hanno gestito per decenni il dipartimento e lo hanno fatto senza riservare sensibilità alcuna per i docenti, i loro problemi, le loro rivendicazioni. Ai più smemorati è utile rimembrare almeno qualcuna delle prodezze di cui si sono resi protagonisti in tempi recenti coloro che ora rivendicano con supponenza il diritto di ritornare al timone della formazione:   l’aumento dell’onere di insegnamento, le ripetute misure di risparmio introdotte nella formazione, le inopinate penalizzazioni salariali riservate agli insegnanti e i relativi aspetti perversi che ne sono derivati nel recente aggancio alla nuova scala stipendi. Tutto questo farcito con la tradizionale arroganza di cui la classe dirigente, affidata in esclusiva assoluta all’allora partito di maggioranza, era ed è capace.

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