iPhone e web “socialisti”? Fine della cuccagna

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Ma l’iPhone è mio, come dice quell’ “io” che ha sostituito il “noi”
di recente memoria? Pagato il prezzo del mezzo, ho diritto a tutti i contenuti? Ma certo- ci hanno detto i padri del we – tutte le immagini, le parole e la musica liberamente accessibili a tutti: la cuccagna! Ma com’è che ci fanno regali del genere nell’epoca in cui il capitalismo  trionfante s’appresta a privatizzare  l’aria e a venderla in sacchetti di “cellophan” a 5 cents al cm cubo? Presto detto:

a) il web vende sovente merce non sua, di cui non ha i diritti o la proprietà intellettuale; in questi casi è ladro e noi pure, in senso lato (ma non troppo) lo siamo.
b) Gates, Zuckerberg e Co. incassano soldi a palate grazie alla pubblicità:  tradotto – grazie allo “shopping” che facciamo noi in Rete, convinti di “essere” grazie al potere d’ acquisto.
c) per qualche dollaro in più, poveri senzatetto, ci rubano pure i dati personali e li passano a venditori ansiosi di appiopparci qualche patacca in piú.
d) non felici dei loro miseri guadagni, di recente hanno pagato da 10000 a 20000 dollari un gruppo di giovani per poterli seguire su Facebook e capire così come si evolvono  i gusti della nuova generazione.

Ma la Rete, con tutto lo scibile del mondo a nostra disposizione, non realizza uno dei sogni del socialismo? Un paradosso non da poco se pensiamo che i profeti del web non sono di certo paladini dell’informazione di servizio, della SSR, per esempio; vedasi i giovinastri della Destra svizzera, per non citare i”filosofi” low cost di casa nostra Quadri e Cheda (“la Tv si fa col telefonino”). Ma con loro  erano in molti, non necessariamente loro compari: a domanda “perché non vuoi pagare l’abbonamento SSR?” la risposta avveniva con un rapido strisicio sul loro iPhone “perché qui ho già tutto, e quasi sempre gratis”.
Ma il cerchio si stringe: l’UE sta studiando il modo di proteggere la proprietà intellettuale e i diritti di chi ha pagato molto per diffondere i grandi eventi, sportivi in generale.

Breve flash-back: un po’ di tempo fa, a casa di amici, la cena è prevista dopo Inter-Bologna, inizio alle 18. Il padrone di casa ha pagato a Swisscom fr 7.50. Verso la fine arriva un altro ospite: ” ma perché pagate?”. In 10 secondi ci presenta la partita suo suo I-Phone. E ci da pure l’indirizzo del sito pirata. Che prima della visione si para la schiena con la seguente comunicazione: ” se crede che questa  prodotto sia illegale, rinunci all’offerta”. Ma che bello: se il “pirata” viene scoperto  i colpevoli siete siamo noi , perché non dovevamo guardare!
In Italia la Lega Calcio ha venduto la sua “merce” per 950 milioni di euro, le dirette  in esclusiva a Sky e DAZN, i quali  calcolano che ci siano circa 4 milioni di appasionati che seguono la loro squadra su siti “pirata”, senza pagare un centesimo.

Ma torniamo alle intenzioni dell’UE: non appena saputo che Katarina Barley, ministro della giustizia tedesca (socialista), intendeva entrare in materia, è partito il fuoco di  sbarramento: in 4 milioni e 700000 le hanno mandato a dire che non avrebbero  pagato nessun balzello, se Google&Co. fossero costretti a pagare i diritti d’autore e i costi fossero stati riversati sullo spettabile pubblico del web.

Mettiamoci d’accordo: o paghiamo la proprieta intellettuale e tutti gli altri diritti come paghiamo una marmellata o un birra, oppure passiamo a un’economia di tipo nordico, di Stato: in Svezia la salute, dentaria compresa , costa poco o nulla. Ma gli svedesi pagano non poche tasse. E i conti tornano.

O cosí o dobbiamo riflettere sulle parole di Carlo Emilio Gadda: “IO! Il piú lurido di tutti i pronomi – i pidocchi del pensiero”.

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