La mattina luminosa di nonno Sato

Pubblicità

Di

Quella mattina John Sato apre gli occhi. Alla sua età è sempre una conquista. Dopo gli ottanta sono tutti regalati, diceva sua madre, che veniva dalle Highland scozzesi. Mamma non c’è più da un pezzo, come anche papà, che invece era nato nella terra del Sol Levante.

John con uno sforzo e uno sbuffo, si sposta lentamente sul bordo del letto, con un tremolante guizzo dei muscoli antichi, si mette a sedere sul letto. 95 anni sono un bel peso da portarsi dietro la mattina. Si strofina gli occhi, si gratta la pancia e con la minuziosa cura di vecchio si alza.

John lentamente (è ancora autonomo) si infila i calzini con uno sforzo notevole, i pantaloni grigi con la cintura nuova e la camicia azzurra. Gli piace quella camicia, lo fa sembrare pulito.

Barcollando leggermente attraversa la stanza, socchiude la porta e si intrufola nel corridoio, pochi passi claudicanti ed è in cucina. Accende la macchina del caffè solubile e attende che l’acqua vada in ebollizione. John c’è ancora tutto con la testa, cribbio, è il fisico che comincia a cedere, fa fatica a camminare, sa che sarà una giornata dura, ma è convinto. Anzi, più che convinto. Sa che quello che farà oggi è importante, un gesto d’amore per la sua terra, per la sua gente e per se stesso.

Sato beve il caffè, quel caffè lungo e sciacquato tipicamente anglosassone che a noi fa orrore e rimane un attimo assorto a guardare le cicadee giganti fuori dalla finestra. Le idee ogni tanto vagolano per conto loro e ogni giorno è uno sforzo maggiore tirare i fili, come se fossero briglie, e costringere i cavalli del suo pensiero nella direzione giusta. Ha dormito male quella notte. Ha continuato nel dormiveglia a pensare a come è diventato sporco anche il suo mondo, pensa quei cinquanta morti che lo chiamano, che gli chiedono testimonianza.

Sato ha detto “presente”. Lui ci sarà oggi. Figlio di una scozzese e di un giapponese. Nato tra due guerre che di morti ne hanno fatti milioni. Si alza dalla sedia, infila lentamente nelle braccia magre le maniche della giacca nera, quella bella di un completo che non ha più i pantaloni. Gli va larga ma è meglio così, sta più comodo. Quella giacca gliel’aveva regalata sua moglie che non c’è più da molti anni. Avere novantacinque anni purtroppo ti rende spesso anche un superstite. La pensa ancora spesso, come pensa sempre più spesso a mamma e papà.

Esce di casa chiudendo bene la porta, piano piano fa i quattro scalini di legno che lo portano sul vialetto di casa. Per fortuna la fermata del bus è vicina.

Quattro bus prenderà John Sato di novantacinque anni. John dalla pelle fragile come pergamena e dalle gambe ormai deboli. Per fortuna la gente è gentile e lo aiuta, come quel poliziotto e quel volontario che lo sorreggono al ritrovo della marcia antirazzista di Auckland, in Nuova Zelanda. Una marcia in risposta al crudele e gelido attentato nelle moschee di Christchurch.

John domenica ha marciato e per lui è stato faticoso e meraviglioso.

“Era importante che tutti ci rendessimo conto che siamo un unico popolo, non importa la razza, dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro.”

Ha detto nonno Sato di madre scozzese e padre giapponese, in una nazione giovane e costruita dagli immigrati. John è diventato famoso perché qualcuno ha raccontato i suoi sforzi di vecchio. John nel suo piccolo è un simbolo come Greta Thumberg, perché non conta quanti anni hai, conta quanto amore puoi contenere nel cuore, nel fegato, nello stomaco. Questo ti fa sedere per giorni al freddo davanti a un parlamento o ti fa zoppicare insieme ad altre migliaia di persone quando la vita sta diventando un regalo insperato.

Una ragazzina all’alba della vita e un vecchio al crepuscolo sono la parte migliore del mondo, vivono agli antipodi, vengono da mondi diversi ma hanno un’unica tensione, un’unica passione reale, per sé stessi e per i loro simili e per quello che li circonda. Ricordiamoci di nonno Sato, la cui storia ho un po’ romanzato. Non so se si vesta da solo o se abbia delle cicadee fuori dalla finestra, ma volevo immaginare me stesso a novantacinque anni con la stessa voglia di cambiare il mondo fino all’ultimo minuto, fino all’ultimo respiro a dire, io c’ero, quei morti mi hanno chiamato e ho risposto. Una risposta facile eppure difficilissima da realizzare, una risposta che chiede a noi tutti di alzarci la mattina con idee chiare come diamanti e pulite come l’acqua di sorgente del Kahurangi.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!