L’UDC e i negazionisti del clima

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In relazione al Global Strike for Future questa intervista con Roger Köppel ha attirato la mia attenzione (leggi qui) Per chi non lo conoscesse Köppel è Consigliere Nazionale UDC, editore e capo redattore della Weltwoche. Rappresenta la parte intellettuale dell’UDC ed è conosciuto per la sua retorica: un avversario temuto nei dibattiti politici.

L’intervista è un attacco a tutto campo contro chiunque tenti di mettere in relazione il riscaldamento climatico con le emissioni di CO2.

Köppel accusa la politica di farsi dettare la strategia da dei fanciulli indottrinati (senza citare però da chi). In seguito con due frasi liquida il riscaldamento climatico come fatto innegabile, ma assolutamente normale, sicuramente non correlato alle attività umane. Con maestria tira in ballo Richard Lindzen del MIT di Boston, noto per il suo scetticismo verso l’effetto serra, e taccia gli altri ricercatori di furbacchioni che mirano unicamente ai fondi per la ricerca.

In seguito non poteva mancare il classico appello a lasciare agire gli investitori e i privati senza interventi da parte dello Stato.

Per concludere fa un po’ di pubblicità al suo giornale che descrive i fatti come stanno, senza isterie di massa, con pareri fondati e scientificamente comprovati. Ciliegina sulla torta l’elogio all’energia nucleare che consente alla Svizzera di restare indipendente dall’estero.

In confronto le critiche di alcuni nostri politici nostrani (leggi qui) sembrano delle bambinate.

Leggendo l’intervista un qualche dubbio può comunque sorgere. Ho pensato quindi di verficare alcuni aspetti. Prima di tutto sono rimasto impressionato dal fatto che un emerito ricercatore del MIT esprima dubbi, quindi ho dato un’occhiata. E sì, effettivamente Lindzen è un luminare nel campo, anche se molto vicino alle lobbies del carbone USA. Köppel ha però omesso di dire che altri ricercatori (anche del MIT) hanno espresso dubbi sui metodi di Lindzen ed abbiano addirittura trovato errori nelle sue teorie, ammessi dallo stesso Lindzen.

In seguito ho cercato di capire se i ricercatori che hanno sostenuto la protesta giovanile siano proprio degli sprovveduti o furbetti alla ricerca di soldi pubblici. In Svizzera interna uno degli esponenti più di spicco è Reto Knutti, professore di fisica del clima al Politecnico di Zurigo.

Knutti viene citato in un interessante articolo della NZZ am Sonntag (leggi qui) in cui vengono denunciate le intimidazioni a cui i ricercatori sono esposti. Emerge anche un bel quadretto di tutta una seria di “istituti” di ricerca in cui siedono personaggi alquanto dubbi che non fanno altro che confutare, senza riscontri scientifici, il riscaldamento climatico. Costoro sono vicini all’UDC e all’AfD germanica ed hanno legami con delle “Think-Tank” vicine a Trump (cfr. Grafico), sono quasi tutti pensionati e non sono specialisti del settore.

Ricordo che la Baslerzeitung (BAZ) era fino a poco tempo fa proprietà di Christoph Blocher. Per quanto riguarda i fondati articoli sulla Weltwoche ho trovato questo fulgido esempio (leggi qui), altro attacco senza uno straccio di argomento.

Le argomentazioni sono spesso simili e le ritroviamo nel Manifesto del clima di Heiligenroth Questo “manifesto” esiste dal 2007. Quindi da ben 12 anni qualcuno sta sistematicamente cercano di screditare qualsiasi teoria relativa al riscaldamento globale.

Ricordo che Köppel ha invitato Steve Bannon in Svizzera e lo ha accompagnato a Lugano (leggi qui) dove hanno incontrato Tettamanti (per tornare sul nostrano). Cosa c’entra Tettamanti ? Vi siete persi questa presa di posizione sul Corrierone (leggi qui) Ne ha per tutti, anche per i partecipanti al WEF che hanno elencato il clima tra i maggiori rischi per il futuro

Vediamo che nelle regioni di lingua tedesca si lotta con metodi piuttosto duri. Il vero scandalo sono gli attacchi a discredito dei ricercatori attivi nei nostri politecnici e alle organizzazioni internazionali. Gli interessi in gioco devono essere parecchio alti e se guardiamo da vicino vediamo un “fil rouge” di contatti.

Per concludere visto che questi “scettici” citano in continuazione Karl Popper vorrei far notare che, se è vero che non ci sia ancora un riscontro scientifico definitivo che siamo responsabili del riscaldamento globale, tanto meno ne esiste uno che non lo siamo. Inoltre parliamo di rischi, quindi si tratta di valutare quali rischi si vogliono prendere. In questo caso specifico c’è un problema di fondo: nel momento che si potrà provare scientificamente che i ricercatori hanno ragione, sarà troppo tardi e il conto lo pagheranno i ragazzi che oggi protestano.

Forse per gli scettici, o meglio negazionisti, le concentrazioni di polveri fini, le cappe di smog sulle città o altri effetti ambientali nefasti, non sono segnali d’allarme abbastanza tangibili.

Forza ragazzi, continuate a fare sentire la vostra voce, non siete soli.

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