Marchesi, sul clima non si tratta

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La grande manifestazione dei giovani per il clima di venerdì ha smosso sicuramente un po’ di polverone nelle coscienze dei ticinesi, e non sono mancate le reazioni politiche. Anche da destra, vuoi per sincera condivisione delle istanze, vuoi perché si vota fra 3 settimane e l’ambientalismo tira, c’è chi ha manifestato il suo appoggio alla protesta.

Ma c’è anche chi, come il presidente UDC Piero Marchesi, mostra i limiti del dibattito sui temi ambientali in alcuni ambienti politici.

Scrive Marchesi: “I giovani che manifestano oggi per il clima affermano “Che bello è scendere in piazza a salvare il clima”. Bene, bravi 👍🏻 Spero nei prossimi giorni si attivino allo stesso modo, nelle stesse quantità e con la stessa determinazione per pulire i nostri boschi, i cigli delle strade e i prati dai rifiuti depositati spesso anche dai loro coetanei. Vadano inoltre a scuola a piedi al posto di farsi portare dalla mamma col SUV. Sarebbe un bel gesto di coerenza dimostrando che alle buone intenzioni possano pure seguire i fatti. Forza ragazzi 👏🏻”

Ora, caro Marchesi (mi permetto di darti del tu in quanto quasi coetanei e quasi “vicini di casa”), il punto sta proprio in questo “Bravi, ma..”. Perché sul cambiamento climatico, e sull’ambiente in generale, ci siamo dentro tutti, dalle Isole Samoa alle remote pianure del Canada. Perché le istanze di cambiamento di rotta non sono negoziabili: non c’è nessun MA, nessun baratto, nessun pegno da pagare per chiedere che si faccia qualcosa per evitare la catastrofe. E non occorre essere puri e immacolati per farlo, non serve essere, come dice qualcuno su Facebook, “francescani” per poter manifestare legittimamente: perché chiunque, dall’Inuit della Lapponia al manager di Credit Suisse, è legittimato a dire STOP a una corsa che ci sta portando verso il baratro.

Soprattutto, caro Piero Marchesi, chiedere ai giovani di andare loro a pulire i boschi e le strade dimostra di non aver compreso qual è il senso di queste manifestazioni e le loro richieste. Perché è vero, hai ragione sul fatto che ognuno di noi nel suo piccolo deve fare qualcosa per l’ambiente: ma è ancora più vero che questi ragazzi in piazza stanno chiedendo proprio a voi, politici e governanti che spalmate le vostre facce in giro con slogan altisonanti, di fare qualcosa a livello strutturale. Qualcosa che vada oltre il tirar su le cartacce o fare la differenziata per bene.

Perché siete VOI che avete in mano gli strumenti per dare la svolta, e che spesso non osate o non avete convenienza ad agire in modo incisivo. Siete voi che potete dire tassativamente cosa si può e cosa si deve fare per l’ambiente.

Perché non è il ragazzino che deve andare a scuola a piedi, ma siete VOI che a monte, con gli strumenti legislativi che avete, dovete impedire o scoraggiare la circolazione di certe bestie inquinanti, e siete VOI che dovete incoraggiare l’uso dei mezzi pubblici. Ma, attenzione, voi siete però quelli che hanno fatto le battaglie contro la tassa di collegamento (ora sospesa), che aveva proprio lo scopo di finanziarli, i mezzi pubblici. Siete voi che nel 2009 chiedevate che la tassa sulla CO2 venisse abolita e i soldi restituiti anzichè essere impiegati per la promozione delle energie rinnovabili (leggi qui), dicendo che “in nessun caso si può parlare di un continuo aumento delle temperature. Inutile quindi precipitarsi in un “esagerato attivismo”. Negazionismo allo stato puro, caro Piero, e veniva da voi. Siete voi, anzi, sei tu, caro Marchesi, a usare il tema per l’ambiente in senso propagandistico dicendo è colpa degli immigrati. (leggi qui)

E siete sempre voi, politici e governanti, che avete il potere di scegliere di destinare più fondi alla cura dell’ambiente, anzichè dire ai ragazzi di andare a fare i netturbini. Siete voi quelli PAGATI per far questo, Marchesi, per fare in modo che la pulizia di strade, boschi, fiumi non sia delegata alla buona volontà del cittadino ma sia un compito primario dello Stato.

Perché, caro Piero Marchesi, qui non c’è chi si salva e chi affonda: qua, se si va avanti a negare, o anche solo a sottovalutare il problema, andiamo a gambe all’aria tutti, io, tu, il tuo vicino di casa come l’agricoltore keniano. E se domani i boschi intorno alla tua Monteggio e alla “mia” Sessa bruciano perché non piove più e basta una scintilla, se fra 10 anni la collina viene giù perché la terra è secca e poi di colpo piove troppo, non potrai andare a dire che è colpa dei ragazzi che manifestano ma poi non vanno a pulire: perché sarà colpa anche tua, e anche mia, e anche di chiunque non abbia mosso un dito pur potendo.

Per cui, caro Piero, almeno sull’ambiente facciamoci un favore reciproco, a destra e a sinistra: smettiamo di far propaganda e di tirare acqua al proprio mulino, perché altrimenti quel mulino non avrà più nessun fiume ad alimentarlo.

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