Maurizio De Giovanni fa ancora centro

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Maurizio De Giovanni fa ancora centro con un nuovo personaggio: Sara, la donna invisibile. Da conoscere …

Quando nasce un personaggio è festa grande. Nel mondo del giallo, o del noir, la festa è addirittura plurima perché la serialità aggiunge tanto. Il personaggio non è inserito in un’unica storia ma è in evoluzione: oltre al presente ha un passato, una storia che si trasforma a dipendenza di quel che gli accade. Se ne scopre la giovinezza, o almeno certi suoi precedenti significativi, e se ne intuisce il futuro. Lo si vede cambiare (Maigret a parte: lui rimane sempre lo stesso). Raramente poi muore perché l’eroe crea dipendenza ai lettori ed il suo creatore non si priva di questa specie di gallina dalle uova d’oro. O anche perché, scaramanticamente, fa testo Manuel Vazquez Montalban, morto subito dopo aver letterariamente ucciso Pepe Carvalho. La leggenda dice che la casa editrice Sellerio abbia nella propria cassaforte il romanzo della morte di Salvo Montalbano, che verrà pubblicato solo dopo la morte di Camilleri.

Dicevamo della nascita di un personaggio. Oggi la festa è grande perché Maurizio De Giovanni (per chi scrive è semplicemente «il più grande»), uno degli scrittori più prolifici, dopo le premiate due serie è nuovamente in libreria, con un’altra protagonista. Dopo il commissario Ricciardi, il poliziotto che sente l’ultima frase dei morti nella Napoli degli Anni Trenta, dopo E i bastardi di Pizzofalcone, un gruppo di poliziotti caduti in disgrazia e dei quali le Autorità vorrebbe disfarsi (in pratica degli scarti che invece, in un commissariato impossibile, riescono in autentiche imprese) eccolo con Sara, un’eroina che non sembra volersi accontentare di una singola uscita.

Sara non sa mentire. Per questo non si trucca, non si tinge i capelli, non fa capo ad un abbigliamento particolare o a calzature alla moda. Addirittura, e sempre per questa sua incapacità alla menzogna, abbandona marito e figlio, poi ritrovato anni dopo morto, sul tavolo di un freddo obitorio. Sara legge il volto degli altri, dai linguaggi non verbali sa desumere tante e tante cose. L’abbiamo conosciuta un anno fa («Sara al tramonto», ed. Rizzoli) e la ritroviamo ora («Le parole di Sara», sempre Rizzoli). E’ in pensione e preferisce l’ombra, la sua condizione naturale. E’ un po’ la donna invisibile. In questo romanzo viene chiamata in causa dalla ex-collega, ai tempi leale rivale ai Servizi. Allora era un po’ il suo contrario, tant’è che venivano chiamate la Bionda e la Mora. Teresa, questo il suo nome, dopo tanti anni di rinuncia sentimentale si ritrova improvvisamente a vivere una storia d’amore con un giovane ricercatore. Peccato che … quest’ultimo scompare subito. E lei, Teresa, non potendo mischiare privato e professione, fa ricorso a Sara, antagonista ma sempre rispettata. Questo il cosiddetto plot. Poi, poi c’è un De Giovanni politico come non mai, freddo narratore della sua città nelle pieghe più dure, e brutte. Una città che diventa protagonista con le sue brutture (malavita e borghesia dedita ad intrallazzi per nulla edificanti, anche in rapporto al mondo politico). Storia bella, avvincente, che non lascia respiro al lettore. Storia che, appena finita di leggere, fa subito venire una gran voglia di un seguito. E qui De Giovanni è maestro, tant’è che nel capitolo finale aggiunto («Sara aspetta») si delineano altri fatti passibili di approfondimenti. Quasi come ai tempi del feuilleton, un «continua» carico di promesse. Sì con Sara è festa grande. Perché non è nato un personaggio qualunque, al contrario …

«Le parole di Sara», 2019, Maurizio De Giovanni, ed Rizzoli, 2019, pag 348. Euro 19,00.

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