Non c’è peggior cieco di chi non vuol sentire

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Sergio Morisoli attacca Bertoli dalle colonne del Corriere del Ticino. E lo fa col suo stile, nel modo più subdolo e cattivo che si può utilizzare. Ma Bertoli probabilmente se ne frega. Migliaia di altri ciechi in Ticino no.

Purtroppo, il suo handicap non gli ha permesso di dubitare e bloccare i suoi tecnocrati, ideologici sia politici che scientisti. Si è fidato delle spiegazioni tecniche orali e scritte degli specialisti, delle cronache dal fronte dei docenti riportate dai suoi subito sotto; non ha potuto vedere gli sguardi delle assemblee dei docenti, non ha potuto leggere l’umore negli occhi dei direttori, non ha potuto interpretare il linguaggio non verbale di noi commissari, di altre persone, delle assemblee dei genitori che lo invitavano se non a parole almeno con altri segnali a fermarsi a correggere il tiro”

Scrive Morisoli in un attacco al capo del DECS sul Corriere del Ticino. Cioè, Secondo Morisoli, Bertoli non vede le persone, non può incrociarne gli sguardi e dunque vive a metà, non è in grado di interagire con chi gli sta vicino, non può leggere, lui come gli altri ipovedenti, l’amore o l’odio negli occhi delle persone. Una teoria che non sfigurerebbe in un nosocomio ottocentesco, ma che detta oggi è veramente anacronistica e sfacciata. Una teoria che non va a colpire Bertoli, che è un vecchio lupo della politica ticinese, abituato a sgambetti e colpi bassi, ma ferisce tutti coloro che si sforzano ogni giorno di lottare per ribadire il loro diritto di essere trattati come tutti.

Mica stupisce più di tanto, conoscendo il personaggio, Morisoli ha il sorriso di un venditore di auto e l’etica di un cobra dagli occhiali. D’altronde da destra (Lega e UDC) attacchi di questo genere sono la prassi. Era già capitato un annetto fa, quando una nullità leghista in cerca di gloria, Pphilippe Bouvet di Massagno, aveva scritto per avvalorare il proprio attacco (leggi qui):

“Da quando al DECS vi è l’ipovedente, non passa settimana che vi siano usi impropri ed abusi in seno alla scuola…incompetenza politica e come sempre vengono sminuiti i fatti gravi!! Vergognoso”

Di come un cieco percepisce il mondo attorno a lui, avevamo già parlato in un nostro articolo, con un’interessante testimonianza (leggi qui), una testimonianza arguta e brillante, che raccontava di problemi e soluzioni.

Bertoli però a noi non deve dimostrare nulla, anzi, il fatto che riesca a gestire un dipartimento nonostante il suo handicap, è un’implicita negazione delle desolanti teorie di Morisoli e di Bouvet . Teorie che provocano la reazione dell’UNITAS, l’associazione che riunisce gli ipovedenti in Ticino. Parole che Mario Vicari, presidente di UNITAS definisce “pazzesche”. Vicari spiega, in un articolo su TIO, che quello di Morisoli è:

“…un approccio che non esito a definire scorretto e anacronistico. Prima c’è la funzione che la persona assume, in questo caso la carica politica, e questo aspetto deve avere la priorità. Secondario è il fatto che sia cieco, che abbia una limitazione fisica come può essere la sordità o altro. Con gli opportuni mezzi ausiliari e con la tecnologia, che oggi sono ben sviluppate, queste limitazioni non inficiano assolutamente l’esercizio della professione. Questo va sottolineato chiaramente.”

Morisoli non deve chiedere scusa a Bertoli, ma agli ipovedenti ticinesi sì. Anche perché l’unica cosa che è riuscito a dimostrare non è l’inadeguatezza del ministro socialista, ma la scarsa capacità di empatia che ha lui stesso. Un’incapacità che fa davvero dubitare quanto sia lui in grado di percepire i problemi degli altri.

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